Certo — risposi appena.

Ortensia mi ringraziò e nel ringraziarmi ella mi guardò quasi dicesse: «Lei crede di comprendere tutto il bene ch'io voglio a mia madre. Ma io gliene voglio di più, molto di più!»

Come dopo un riposo la signora Fulgosi ebbe trovato l'andare del dancing, l'ingegner venne a prendere Ortensia. Su di lei raccolsi ora la mia attenzione quasi sperando da lei sola una commozione diversa e benefica. Ancora ella procedeva semplice e vaga, pur quando la nuova danza imprimeva una consapevole mollezza e cadenze a riprese leggiadre fino alla leziosaggine; e nei trapassi violenti al ritorno vorticoso, trascorreva leggera e composta, liberandosi con spontanea agilità dal contatto terreno.

Una voce dietro a me susurrò:

— E charmante quella bambina!

Aveva parlato il cavalier Fulgosi.

— Che pezzo di carne! — disse invece il signor Learchi padre, alludendo ad Anna, che si rapiva Pieruccio.

— Anna è più coquette — giudicava il cavaliere. — E Learchi:

— Ha più grazia di Dio addosso. A quel che pare, suo figlio in queste partite è della mia opinione.

— Prime armi! — fe' contento il mondano genitore.