— Io, io, — esclamai — non avrei dovuto giurare quel che non è dubbio: che il sole passa sul fango e non s'imbratta! La virtù di tua madre è limpida come il sole! Ma io cercavo il momento di prevenire l'ultimo colpo, che mi aspettavo, che è venuto; io cercavo, piuttosto che difendermi, difenderti da una nuova offesa....

— Povero Carlo, avesti ragione: ma adesso siamo tranquilli per sempre. Nessuna ombra turberà più la nostra felicità!

Oh nel dirmi questo che luce Ortensia aveva negli occhi!... Eppure libero da ogni dubbio, io aveva tuttavia bisogno di schiarirmi l'azione di Roveni.

Aveva potuto credere che in tanti mesi non avessi preso alcuna precauzione contro la sua vendetta? Rispondevo ch'egli era convinto che io fossi stato l'amante di Eugenia. E la sola precauzione di sicura efficacia che io avrei potuto prendere sarebbe stata appunto quella di predisporre Ortensia a respingere l'odiosa accusa assicurandola con un giuramento. E Roveni non mi credeva uomo da giurare il falso. Dunque sperava certo l'effetto da lui sperato nella lettera di Anna.

Ma Roveni non avrebbe dovuto prevedere che Ortensia straccerebbe la lettera accusatrice? No — mi rispondevo — Roveni sa che Ortensia è fiera e forte. Chi è fiero e forte straccia prima di leggerla un'anonima; non la lettera di un nemico. — E infatti Ortensia aveva letto quanto a parer di lui sarebbe bastato al suo fine.

Così mi dicevo. — Eppure nella vendetta del nostro nemico sentivo ancora qualche cosa di inferiore, di meschino; mi pareva inferiore alla sagacia di lui quella sua gita di lui a Bologna per poi fare impostare la lettera a Genova e studiare qua il modo più sicuro perchè la lettera andasse a posto.

Ma la smania della vendetta rende gretti l'animo e l'intelligenza. E che torbidi commovimenti doveva dare la passione a un uomo come Roveni!

Pensavo: quando egli possedeva Ortensia nella sua immaginazione, attendendo di possederla in realtà, che cosa lo tratteneva dal cedere alle seduzioni di Anna Melvi? Il confronto fra Anna e Ortensia. Le delizie che gli promettevano la bellezza di Ortensia superavano di tanto le tentazioni della Melvi che lui uomo sensuale, resistette; non si compromise. Ora fra le braccia di Anna quel confronto sarà tornato alla sua mente, e quale tempesta avrà suscitato nella sua mente e nel suo animo! Quale disgusto avrà egli di quella donna, e quale amarezza gli darà il pensiero del bene perduto! Anna, che non ha mai amato, Anna da cui ha un aiuto ignobile, l'accompagnerà da per tutto per rimprovero continuo della sua bassezza; Anna già lo vincola per pena della sua sconfitta, lo stringe per incitamento ai rimorsi....

Che castigo sarebbe questo se Roveni non trovasse lenimento nella vendetta! E perciò si capisce quello studio, quella cura a far pervenire ad Ortensia, con assoluta certezza, la infame lettera. Ma Roveni ha commesso un errore più grande del mio! Io non conobbi lui; ma lui non ha conosciuto Ortensia. — Così mi dicevo.

Ma no: anche con tutto questo, troppo, troppo in basso mi pareva che Roveni fosse precipitato! La immagine di lui s'affoscava ancor più nella penombra in cui egli stesso aveva sempre cercato d'involgersi. Qualcuno o qualche cosa al di fuori della volontà sua mi pareva dover averlo spinto a tale abiezione.