La sera prima di quello Ortensia mi chiamò.

— Venga con me!

— Dove?

— Dove? Dove? Venga con me: lo saprà. Avrà una bella improvvisata.

Mi fece andar da sua madre. La convalescente era ancora alzata nella poltrona, presso l'ampia finestra, e avevan spenta la lampada, poichè la luna, quasi piena a mezzo il cielo, bastava.

Eugenia sembrava una imagine di cera in un velo di luce bianca.

— Alzata? — io dissi entrando. — Non vi affaticherete troppo?

— Mi sento così bene — rispose. — Guardate che sera!...

— Una delizia! un incanto! Par di sognare! — esclamò Ortensia, entusiasta. — Io stasera sono felice.

Felice, venne ad appoggiare la sua guancia a quella della madre, come soleva.