Invece Eugenia fu commossa essa di gratitudine. Mormorò:

— Noi vorremmo vedervi contento, Sivori....; ma comprendo che purtroppo questo non sta nè in noi nè in voi.

— In chi sta, dunque? — chiesi con violenza mal repressa. Ella non rispose subito; poi rispose:

— In Dio.

Esclamai:

— Ah Dio mi ha tradito anche lui!... Voi pensate che Dio bisogna cercarlo non nella mente ma nel cuore, è vero?

— Sì.

— Sì, perchè Dio dovrebbe esser la vita e la vita dovrebbe esser qui (mi toccavo il cuore). In tal caso (e cercai d'attenuare in forma dubitativa ciò che per me era certo) in tal caso, io comincio a temere che la vita non mi serbi più nulla, più nessun bene! Temo, Eugenia, che la mente mi abbia divorato il cuore.

— Sivori! Sivori! — pregava la buona donna. — Non vi abbandonate alla tristezza, al dubbio. Siete ancora giovane, non siete un debole....

Tacevamo di nuovo. Ingrato e tristo io invocavo Ortensia, o qualcun altro, a liberarmi, o a mutar discorso. E fui soddisfatto. Batterono all'uscio. Il cavalier Fulgosi veniva a portare i suoi omaggi, le sue congratulazioni, i suoi auguri alla «cara signora Eugenia».