Già più volte io avevo chiesto a me stesso: «Se il mio affetto non è assurdo e insano, che farò quando, presto o tardi, saprò Ortensia fidanzata? quando andrà sposa?» E avevo risposto con animo tranquillo: «Farò come un fratello. Ne godrò».
Ebbene, il godimento che provavo per l'allontanamento di Pieruccio non era forse quello di una gelosia cessata? Non avrei osato confessarlo, ma mi aveva tenuto inquieto a lungo quello scimunito, che ricercava invano lo sguardo di Ortensia; mi aveva turbato quel meschino ragazzo che si era ridotto a vagheggiare il suo amore di notte, attraverso la finestra chiusa e dal sito ove Giovannin il cieco stirava dall'organetto l'«addio mia bella, addio»! Senza mai confessarlo a me stesso, io avevo temuto che vagheggiata da Pieruccio Fulgosi, Ortensia riflettesse come ella poteva già essere amata, più virilmente, da altri; oscuramente io avevo temuto che questo solo pensiero in Ortensia mi carpisse parte del suo affetto per me!
.... Fu dopo la partenza di Pieruccio che Eugenia, a vedermi la fronte sempre più schiarita, si compiacque del mio miglioramento.
— Merito vostro, di voi tutti — io le dissi. — Sento il bene che mi volete e non me ne sento più indegno. Come ricambiarvi?
— Restate qua con noi sino all'inverno.
— Impossibile!
Pur troppo il tempo volava e presto dovrei abbandonare Valdigorgo per cercar lavoro, sebbene non sapessi nè dove nè come. Io non ero tal possidente da vivere di sola rendita; nè speravo più rendite dagli studi, a cui avevo rinunciato per sempre.
Eugenia riprese:
— Non parliamo di partenza adesso; ve ne prego anche per Claudio. Per Claudio? — aggiunse sorridendo. — E Mino? E Ortensia?