— “Non crediate, signor Leti — gli disse la procace e sagace marchesa —, che io sia qui per male affare: la ragione è che il mio marito mi vuole et io non lo voglio„.
Poverina! E che occhi, mio Dio!; che voce, che bocca, che guancie, che.... Lasciamolo dire al Leti stesso: “oh che poppe! (certe cose si vedevano per indulgenza della moda) oh che mammelle!„; e, a raccogliere la descrizione di tutto il resto in un'espressione sola, “che Paradiso terrestre!„[44] [pg!69]
Ma il Leti era scialbo pittore, né alcuno ritrasse meglio madame di Courcelles che madame di Courcelles: il ritratto ch'essa si fece è opera di cesello ardito arguto graziosissimo.
— “Confesserò che se non sono una gran bellezza sono tuttavia una delle piú amabili creature che si possan vedere: nell'aspetto e nei modi non ho cosa che dispiaccia e tutto in me par fatto per innamorare; e le persone piú dissimili d'indole e di animo si trovano d'accordo nel dire che non si può vedermi senza volermi bene. Sono alta, con figura mirabile, con bei capelli bruni, proprio come convengono a rilevare la freschezza e la bellezza della mia carnagione, la quale per altro ha qua e là dei segni non radi di vaiolo. I miei occhi sono grandi, né celesti né neri, ma di certa tinta fra le due singolarmente piacevole, e nel tenerli un po' socchiusi, per abitudine, non per affettazione, do al mio sguardo una tenerezza e vaghezza senza pari. Ho il viso d'una regolarità perfetta: è vero che non ho la bocca molto piccola, ma non l'ho [pg!70] poi mica tanto grande. Qualcuno afferma che nelle proporzioni giuste della bellezza io difetterei per il labbro inferiore un poco troppo sporgente; ma io credo mi facciano questa censura perché non possono farmene altre, e perdóno a quelli che dicono ch'io non ho la bocca del tutto regolare, se per loro è un difetto che mi dà un'ineffabile grazia e una vaga vivacità nel riso e nei moti del viso.
“J'ai enfin — nella traduzione il ritratto perde, tardi me n'avveggo, colore e finezza — j'ai enfin la bouche bien taillée, les lèvres admirables, les dents de couleur de perle; le front, le joues, le tour du visage beaux; la gorge bien taillée; les mains divines; les bras passables, c'est à dire un peu maigres; mais je trouve de la consolation à ce malheur par le plaisir d'avoir les plus belles jambes du monde. Je chante bien sans beaucoup de méthode; j'ai même assez de musique pour me tirer d'affaire avec les connaisseurs. Mais les plus grand charme de ma voix est dans sa douceur et la tendresse qu'elle inspire; et j'ai enfin [pg!71] des armes de toute espèce pour plaire, et jusqu'ici je ne m'en suis jamais servie sans succès. Pour de l'esprit, j'en ai plus que personne; je l'ai naturel, plaisant, badin, capable aussi des grandes choses, si je voulais m'y appliquer. J'ai des lumières et connais mieux que personne ce que je devrais faire, quoique je ne la fasse quasi jamais —„.[45]
Gregorio Leti, adunque, rapito d'ammirazione, ma pur senza sospetto o desiderio di ricadere nelle antiche voglie, alloggiò la marchesa in casa d'una signora per bene e la introdusse nella miglior società ginevrina; e come l'accompagnava egli per tutto, forse tratto dalla vanità lusingata — per vederla “era cosí grande il concorso nelle strade che ci voleva mezz'ora a far cento passi„, — anche si accese un pochino di lei. Tuttavia capí presto che un abito nero e semplice non poteva reggere in confronto alle “casacche di velluto e alle spade d'oro e d'argento„ delle quali fu ressa intorno a Sidonia, e richiamatosi ancora a sé medesimo riprese i “libri e gli scartafacci„ [pg!72] ch'aveva banditi e continuò la vita di Filippo II.[46]
Intanto madame di Courcelles trovava impunemente e liberalmente offeriva il piacere di agevoli amori e dominava in sovranità di grazie e di spirito tutta Ginevra. Regina, con mutabilità fanciullesca accarezzava e incrudeliva: un capitano del reggimento d'Orléans assunto tra gli altri ai suoi baci e poi abbattuto quand'era piú folle di gioia con inganni e disprezzo, si vendicò dando a leggere le lettere di lei agli amici; e fu una copia di queste lettere che Chardon de la Rochette rinvenne e diede alle stampe nel milleottocentotto.
Ma d'improvviso Sidonia lasciò la Svizzera, riprese la via di Parigi, si fece rinchiudere in carcere. Era morto il marchese marito ed ella sperava, anzi sapeva per certo che con la prigionia volontaria avrebbe meritata “una sentenza onorevole che le riacquistasse, diceva cosí per dire, la riputazione, e, quel che le importava davvero, una gran parte della sua dote„[47].
Gregorio Leti, il quale forse non pensava [pg!73] piú a lei, trovandosi a Parigi nell'agosto del 1679 ricevette una letterina proprio di lei, che tutt'allegra lo pregava d'una visita “non piú corta d'una giornata„; ricordasse che altra volta le aveva insegnato essere opera di pietà visitare i prigionieri; di piú, venisse a consolarla della morte di suo marito, alla qual consolazione la troverebbe “molto ben disposta„[48].
Il Leti, che pure era disinvolto, che pure in gioventú aveva baciate le ragazze in chiesa, rispose con una misera lettera impacciandosi a scherzare intorno la prigionia di madama e alla libertà delle donne francesi, e a dichiarare, tra molte lodi iperboliche e proteste d'affetto, che non acconsentirebbe alla visita domandata. Onde a ragione la marchesa gli riscrisse chiamandolo “debole d'animo„, e burlandolo come uomo il quale “stava chiuso in casa fino a sedici ore di ventiquattro per scriver la vita dei morti„, e con un cuore “piú piccolo di quello d'un polpastrello negava di soffrire la clausura di dodici ore con una dama in anima e in corpo.„ [pg!74]