D'amore parla con quell'entusiasmo e quel timore quasi religioso che è proprio delle giovinette soltanto. L'amore è fatale, ed è impossibile soffocarlo nel cuore in cui si è acceso, e male è il tentare di soffocarlo, ché, o si spegne da sé medesimo, o non si spegnerà mai: “Oh meravigliosa cosa è a pensare quanto sieno difficili ad investigare le forze d'amore„! Ma amore è mite con lei, e di che gioia le sia prodigo ella giovinetta, “tutta letizia nella stagione novella„, confida alla sua fresca canzone e ai fiori cui parla, paragonando il suo innamorato ad un fiore, e ai sospiri che non [pg!173] “aspri e gravi„ ma “soavi e caldi„ le fuggon dal petto. Tale è Neifile; e le paure sue e la sua rattenutezza di fanciulla che ama, palesa fin da principio, nel tempio, quando Pampinea si rallegra per la venuta di Dioneo, di Filostrato e di Panfilo.
“Neifile tutta nel viso divenuta per vergogna vermiglia, per ciò che alcuna era di quelle che dall'un de' giovani era amata, disse: Pampinea, per Dio guarda ciò che tu dichi; io conosco assai apertamente niun'altra cosa che tutta buona dir potersi di qualunque s'è l'uno di costoro, e credogli a troppo maggior cosa, che questa non è (ciò è di accompagnarle fuori Firenze), sofficienti, e similmente avviso loro buona compagnia et onesta dover tenere, non che a noi, ma a molto piú belle e piú care che noi non siamo. Ma perciò che assai manifesta cosa è, loro essere d'alcune, che qui ne sono, innamorati, temo che infamia e riprensione, senza nostra colpa o di loro, non ce ne segua, se gli meniamo„.
E come vaga e cara quando, coronata [pg!174] regina da Panfilo, diviene rossa in volto e resta smarrita con gli occhi bassi, finché cessa il rumore delle lodi che a lei levano ammirando gli astanti! Pure essa, cosí modesta sino a che Dioneo non inanimisce lei e le altre donne con le lascive novelle e non è indotta ad imitare le compagne, queste poi quasi vince in ardire con la risposta che dà a Filostrato dopo la novella del diavolo messo all'inferno.
[IV.]
Filomena[80], “bella e grande della persona e nel viso piú che altra piacevole e ridente„, è piú volte lodata quale discretissima giovane, e la discrezione sua prova subito alla proposta che Pampinea fa di lasciare Firenze, osservando:
“Donne, quantunque ciò che ragiona Pampinea, sia ottimamente detto, non è perciò cosí da correre come mostra che [pg!175] voi vogliate fare. Ricordovi che noi siamo tutte femine, e non ce n'ha niuna sí fanciulla, che non possa ben conoscere come le femine sieno ragionate insieme e senza la provedenza d'alcuno uomo si sappiano regolare.„
Per questa qualità dell'animo suo ella gode raccontare come giudiziosamente procedé la donna che senza infamia fece il confessore inconsapevole mezzano al suo amore, e come cauti procederono i fratelli di Lisabetta colpevole nell'uccidere il drudo di lei; gode narrare con quale avvedimento madonna Francesca si levò d'addosso due che l'amavano contro al suo piacere, e Beatrice ingannò e fe' bastonare il marito Egano da Ludovico suo amante. Alle novelle premette anch'essa qualche volta osservazioni e consigli, ma al contrario di Pampinea, non parla mai troppo. Né pure al pari d'Emilia e d'Elisa s'accende e s'adira discorrendo de' religiosi, ma a proposito di un confessore burlato, s'accontenta di notare scherzando: “Vo' farvi accorte che eziandio i religiosi, ai quali noi, oltre modo credule, [pg!176] troppa fede prestiamo, possono essere sono alcuna volta, non che dagli uomini, ma da alcune di noi cautamente beffati.„
Questa cura costante di serbare certa misura è in Filomena non solo allorché racconta, ma sempre, in ogni suo atto, in ogni suo discorso. Cosí quand'è coronata regina da Pampinea, vincendo tosto, per non parere melensa, la confusione in cui resta un momento, afferma ai compagni: “Non solo il mio giudizio, ma anche il vostro vo' seguire„; e co 'l tema che ella dà, “qualora non spiaccia„, a svolgere per novelle, toglie ragione cosí di dolore soverchio come di riso smodato: desidera si ragioni di chi “da diverse cose infestato, sia oltre alla sua speranza, riuscito a lieto fine„. E quando dalla dolcezza della canzone in cui lamenta la lontananza del novo amante sarebbe tratta a svelare tutto quanto in passato ha goduto e tutto quanto si ripromette di godere per l'avvenire, presto sa dominarsi:
Se egli avvien ch'io mai piú ti tenga,
[pg!177]