— Sì. Le ho detto: — quel signore che è qui vi vuol presto nel prato a conversare con lui.
— E lei?
— Ha voltato la testa, ha ficcato la faccia contro il cuscino, per pianger piano...
27 luglio.
Dimani la voglio fare, la mia visita di pietà. La voglio fare! La debbo fare! A ogni costo.
28 luglio.
Oggi è domenica, e l'inferma ha avuto altre visite e parole di consolazione; attimi, forse, di speranza. Tra gli altri che son venuti a trovarla c'è stata la nipote vedova, quella avida dell'eredità, e a vederla si direbbe una buona donna; ma che non fa il bisogno? Essa, che è sorda e sorride come i sordi, ha rotta la consegna di non avvicinarmi; è venuta a chiedermi se sto bene, per susurrarmi che l'ammalata sta male. — Male! male! Non camperà una settimana. Il dottore non capisce niente.
31 luglio.
Anzi il dottore ha capito subito la mia intenzione. Alla dimanda: — È molto peggiorata? —, s'è prima stretto nelle spalle, significandomi che [pg!187] talvolta la natura non s'appaga di vincer la scienza ma vuol anche corbellarla; poi ha detto: — È meglio che lei non la veda.
Consiglio disinteressato! La vista dolorosa potrebbe, infatti, guastarmi il sangue. Ma io, risolutamente, ho imposto a me stesso un aut-aut: domani o vederla o partire!