Per l'aceto il giacente rinvenne; cercò con lo sguardo, senza riconoscere dove fosse. Pronunciò qualche parola.

— Muoio — di — fame.

— Corri! Dammi il latte che m'è rimasto nella teglia — ordinò, ansiosa adesso, la signora Tecla.

[pg!227] Ma il latte, deglutito a pena, non rimase in quello stomaco, tanto era debole. E allora la signora Tecla riempì la mente del marito con commissioni successive, di cui, nella sua intenzione, una sostituiva l'altra e che il signor Giulione credè invece fossero da adempier tutte quante.

— Va alla farmacia a prendere un cordiale. — (Il grosso uomo s'incamminò). — Va a chiamare il medico all'ambulatorio. — (Due passi). — Va in Municipio a dir che vengano i pompieri con la lettiga. — (Due passi). — Va all'Ospedal Maggiore: caso d'urgenza. Di' così: caso d'urgenza. — (Partì di trotto).

Poi la signora Tecla, indossata la mantella, scese per consiglio all'osteria di fronte: un basso fondo.

L'ostessa esclamò: — Latte freddo gli ha messo in gola? Brodo caldo vuol essere!

Súbito attinse alla pentola, che borbottava al fuoco, e con una scodella del liquido fumante seguì l'amica. Intanto la serva annunciava a chi passava:

— Sapete? Al dormitorio c'è uno che muore di fame. Proprio moribondo!

La voce si sparse in un attimo per la contrada.