Elena si alzava ad accertarsi che il suo uscio era ben chiuso.

***

Passò novembre. Venne l'inverno.

Quand'ecco, nel pesante silenzio di una sera che nevicava, la folgore, lo schianto tragico.

Elena era già in letto, desta; e udì battere più colpi alla porta.

Chi, a quell'ora? Perchè? Non poteva essere che lui! Non chiamava; mandava, lui — sì, era lui —, un lamento fioco, faticoso, quasi a prova d'ultima vitalità.

[pg!60] Orrenda l'attesa; orrende, a un tratto, le strida che proruppero, della madre: — Il mio Agostino! il mio figliolo! Madonna santa! il mio figliolo!

Elena balzò; e intanto che si gettava indosso la veste, distingueva fra quelle strida atroci, incessanti, lo scalpiccio dei passi per le scale, il sussurro delle voci — di coloro che lo portavano su...

E dall'uscio aperto vide, nell'altra camera, al lume rossigno della candela...; vide; comprese.

Ferito, l'avevano adagiato nel letto... Seguitavan le strida; strazio, spasimo delle viscere materne; odio, esecrazione dell'anima materna davanti l'assassinio del figlio.