Si offuscava la montagna sotto un cielo divenuto plumbeo.

— Calura; nient'altro che calura! — l'amico oppose.

— Non sentite? Lassù tuona! — insistè Boldrighi.

Ebbene, non ci poteva essere elettricità nell'aria anche senza vapore acqueo?

Ah i segreti della natura! ah i misteri della fisica! Tuonare anche a ciel sereno, o quasi!

Boldrighi lasciava dire. Aspettava con un sorrisetto ironico sotto i baffi; poichè vedeva grosse nuvole avanzare in fretta, aderendo; sempre più nere nel mezzo e livide ai lembi. E il tuono rombò forte ad ammonire Ceccuti che smettesse di far lezione.

Ceccuti tacque. Poi, per non confessarsi vinto riattaccò. Disse, acido:

— Voi non siete di buona razza; portate l'ombrello e andate in tram. I Romani conquistarono il mondo a piedi, e ombrelli non se ne sognavan nemmeno. Quando pioveva, e si bagnavano, facevano come faccio io: andavano a casa ad asciugarsi, [pg!77] bevevano un bicchiere di vino, e a letto a sudare! Capite?

— Voi fate proprio così? — Ora Boldrighi, nell'ironia della dimanda, nascose il suo pensiero. Aveva deliberato di cedere l'ombrello a lui, credendo gli spiacesse rinunciare, per il temporale, alla passeggiata igienica; ma giacchè l'amico non aveva paura di bagnarsi, anzi ci avrebbe gusto a far il Romano, l'ombrello, egli, lo terrebbe per sè. E avendo l'ombrello egli non aveva bisogno di scappare come quelli che da ogni parte dei Giardini trottavano a rifugiarsi in città.

I goccioloni cominciavano a mordere la polvere; eppure nessuno dei due voleva esser primo ad alzarsi in piedi. Finchè una saetta guizzò, scoppiò poco lontano. Allora scattarono, si avviarono.