L'ufficiale allora chiarì il perchè aveva chiesto la loro ospitalità durante la breve licenza. Aveva un certo lavoro da finire, in quiete. Ma non si dessero pensiero di lui (e se ne eran dato tanto, con tanta soggezione, avanti che arrivasse!); non si distogliessero dalle loro abitudini: proprio come se lui non ci fosse. A servirlo e ad aiutare la domestica c'era l'ordinanza: un ragazzo che sapeva far di tutto, anche il cuoco.
— Sentirete che dolci! — E dire che al suo paese, in Romagna, faceva il fabbro! Divenuto attendente, si era comperato manuali e ricettari, e tra le cannonate aveva imparato a comporre pietanze. «Ci vuol pazienza!» era il suo motto.
«Ci vuol pazienza!» — il soldato raccomandava a sè stesso e agli altri quando le bombe e la mitraglia gli rovesciavano le casseruole e mandavano all'aria i disgraziati còlti in pieno.
II.
Ed ecco, mentre il colonnello parlava voltandogli le spalle, avanzar l'attendente, per il prato.
Dopo due o tre passi si fermava e s'inchinava. Sorridendo fino alle orecchie nella faccia tonda, guardava i padroni di casa e pareva dire: — Riverisco! [pg!82] Ossequi! Ci vediamo, eh, finalmente? Staremo allegri!
— Buon giorno! Buon giorno! — salutavano, in risposta, il signor Astolfo e la signora Amalia, sorridendo anche loro.
Ma con un dietro-front il colonnello chiamò: — Monterúmici! —; e seguì una trasformazione istantanea.
Su l'attenti, con la faccia seria e irrigidita, gli occhi fermi e fieri, il soldato si pose, corpo e anima, agli ordini del superiore.
— Porta la valigia su, nella mia camera, e aspettami!