Fra' Pasquale non tardò ad accorgersi del furto, sebbene avvenisse a intervalli lunghi; e di quando in quando, nel tempo che aveva libero, stette in agguato dietro la porticina della cella.

Ed ecco, un pomeriggio, vide entrar l'asta per l'inferriata e contemporaneamente udì una voce che diceva:

— San Franceschino mio, son qui! Ho voglia d'un bicchier di vin buono. Voi badate a fra' Pasquale.

Chi era il ladro! Lui, Mattucco, rubava! Povero mendico! E chi gli aveva insegnato il tiro? O forse la sete del vino gli aveva aguzzato l'ingegno? A ogni modo la scoperta fe' sbollir subito l'ira al francescano; gli mise la voglia di seguitare il gioco per divertirsi. E pronto, in tono soave, senza mostrarsi, fece:

— Ah Mattucco! Mattucco! Io sonò il tuo protettore, il tuo San Franceschino, e tu mi rubi le elemosine? Credi proprio che all'inferno ci si stia bene?

A queste parole lo scemo rimase stupito. Stupito, non spaventato. Non sbigottisce al portento: San Francesco ha parlato? La cosa più naturale del mondo! Ma gli è incredibile quel che ha udito, da lui.

[pg!97] Come? Il Santo adesso lo rimprovera? lo minaccia? E il patto conchiuso fra loro? La parola data: parola di galantuomo?

— All'inferno! — séguita con tono cupo il frate. — Povero te!

L'altro non si muove. Cerca chiarirsi in testa questo misterioso mutamento. Mancar di parola, adesso. Perchè mai?

Ah che pur troppo la trova la spiegazione! Sì: i santi furono uomini; e mutano di parola come gli uomini litigiosi e falsi!