— Uno sì! — e il decurione prese la sua parte di monete —. Scegli! presto!
Al padre si velarono gli occhi guardando Lucilio e Valentino che si tenevano abbracciati, stretti, muti.
Come a un morente cui ricorre sensibile, viva, la più remota impressione, tornò al padre la sua propria voce che diceva ai figliuoli lontana lontana: — Chi dei due mi vuol più bene? A chi dei due voglio più bene? — E la voce non rispondeva ora: — Io!
Abbracciati, stretti l'uno all'altro, adesso erano muti. Ed egli non resse alla mostruosa necessità della scelta, alla mostruosa condanna.
— Ammazzatemi! — supplicò scoprendosi il petto.
Ma prime le due lame trafissero a un tempo, sotto i suoi occhi, Valentino e Lucilio.
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[LA PASSIONE D'UN GENTILUOMO VENEZIANO]
Il «magnifico» gentiluomo Alvise Pasqualigo...
Non vi aspettate una fastidiosa novella in vecchio stile e vecchia forma. No, è un racconto di amore che si può dire di ieri e d'oggi. Perchè, come la passione è eterna nella sua vicenda di colpa e castigo — il castigo che la colpa ha in sè stessa — così ne è vera, e viva, e commossa, e attraente l'espressione, quando è sincera e priva di letteratura. E se qualche cosa varia, varia nel costume e nell'ambiente: ciò che giova nell'apparenza della novità.