O la maniera arcaica, cosí nello stile come nello sviluppo del racconto (prova d'arte riflessa, a diletto di pochi dotti: già sfoggio in Balzac di maestria e di meravigliosa potenza stilistica e fantastica, e, da noi, esercizio, affettazione di bello stile nel Cesari, nel Colombo, nello Zambrini, nel Livaditi, in altri, e, non è molto, grazioso capriccio di Ugo Fleres);

o (per prova d'arte spontanea, a diletto di tutti) la maniera moderna: cioè, nulla d'arcaico nel racconto, se non, intimamente, quanto bisogna a non offendere la rappresentazione, la verità, la visione dell'antico e la realtà della storia: dunque profittare d'ogni mezzo che noi abbiamo imparato e conserviamo dell'arte vecchia perché nuovo in eterno; colorire modernamente la forma, per quanto è possibile e conviene, [pg!215] e anche improntare il racconto di quell'osservazione e spiegazione psicologica da cui oggi acquista verosimiglianza e allettamento lo sviluppo della passione. Soltanto un'impronta, s'intende; e a ciò si pretenderebbe un senso delicatissimo di temperanza fra il vecchio e quello che può rimanere moderno....

Ma rifarsi all'arte ingenua e primitiva dei trecentisti, del Sacchetti, per esempio, adattando a quella loro bella semplicità il moderno stile semplificato, non credo si possa senza offendere il precetto oraziano, l'immutabile precetto del cor sincerum.... Nessun grande artista si sottrasse mai del tutto al suo tempo, pur quando ne avversò i gusti e ne avvisò gli errori, e in arte non si saltano impunemente quattro o cinque secoli....

A. A. (Da un articolo del Fanfulla

domenicale n.o 8, an. XVII).

[pg!219]

Finito di stampare

il dí 25 Febbraio MDCCCXCV

nella tipografia della ditta Nicola Zanichelli

in Bologna.