Il cavaliere non affrettava il cavallo. E le sembianze dell'amata, mal certe al suo sguardo durante il colloquio, allora gli s'avvivavano nell'imaginativa sí che rivedeva piú bella la donna; le parole di lei risonavano al suo orecchio piú dolci e piú distinte e, come voleva la letizia dell'ora, egli, che di lei non aveva per anche tócca una mano, ne sognava l'intero possesso con ingannevole gaudio. — Oh le morbide guance di rosa e le carni gigliate e fresche!

Ma la notte, traversando la boscaglia alla volta di Farneto, un'ambascia grave gli pesava su l'animo, e quanto piú disperava di un lieto fine al suo amore tanto piú ardeva dal desiderio di rivedere almeno e di riudire Giovanna cosí, di furto, la notte. E mentre cercava tra le fronde spesse la vista delle stelle, scorgeva delle ombre [pg!25] nere che passavano tra i rami dei cerri e delle querce: delle streghe, che l'accompagnavano con mala intenzione, male augurando, sommessamente, al suo povero amore; sommessamente.

Egli rideva forte, e gli avessero pure additato, le streghe, la chiocciola d'oro dai pulcini tutti d'oro, la quale, al dire della gente, si trovava dentro il bosco, ch'egli avrebbe ben saputo rapirgliela, al demonio!

Poi con desiderio intenso e disperato di Giovanna affrettava il leardo per un sentiero che era segnato dalle sole orme del leardo e che lo guidava al suo amore piú presto e di nascosto.

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II.

Giovanna del Farneto tanto desiderava per marito Raimondo di Santelmo quanto questi desiderava lei per moglie; e se Raimondo si doleva della sua sorte e minacciava di penetrare nel castello, essa, per gran paura che le fosse ucciso (giorno e notte vigilavano le guardie a custodia del ponte: fonda e larga era la fossa, alta la cinta e ferrate le finestre) gli si prometteva ancora e gli si raccomandava di fidare in lei. Poi una notte lo consigliò cosí:

— Mio padre non vuol maritarmi a voi perché non siete ricco; vorrebbe se quel vostro zio di Monveglio vi donasse delle sue terre: andate dunque dallo zio a pregarlo che finga donarvi delle sue terre, e noi, sposati che saremo, gliele renderemo secondo patto giurato e stipulato. — Piacque il consiglio al cavaliere, il quale, il dí appresso, cavalcò alla volta di Monveglio.

Vi giunse che era tardi, e trovò lo zio molto lieto, come uno che ha cenato bene e cenando [pg!27] ha bevuto vino buono, di quello che rischiara la mente, ravviva lo spirito e intenerisce il core.

— Che volete, mio bel nipote? — domandò. E intesa la richiesta, rispose súbito: — Sí sí, faremo questo patto; e parlerò io a ser Lapo del Farneto, che m'è vecchio amico. — Poi strizzando gli occhi: — Ma di' — chiese —, è molto bella la figliola di ser Lapo?