SIRO. A posta tua. Questi stan ben con queste simil gente che sopportan com'asini venduti; o ver gli adulatori. Io mi risolvo di non vi tornar piú; ch'omai son chiaro ch'ogni or ne sarei a peggio, ché Fileno (perché dice a suo modo) è seco il totum. Io sarei sempre schiavo.

SCENA III

Crisaulo batte il servitore e biasma forte con
Pilastrino l'avarizia; e, incominciandosi a doler d'Amore,
Pilastrino lo lascia.

CRISAULO nobile, FILENO, TIMARO servi, PILASTRINO.

CRISAULO. Basta. Ho inteso.
Ma parti che ci torni?

FILENO. Eccol, per Dio.
Contava i passi; or corre.

CRISAULO. Io son disposto…
A che sei stato tanto, manigoldo?
Ho voglia di…

TIMARO. Signore, ho corso sempre.
Questo è 'l resto di tutto il fornimento,
d'infuor la sella che non è fornita.
S'avrá stasera.

CRISAULO. Hai piú tu di bisogno del baston che non ha di te la stalla. Canaglie! ché non passa per la strada civette o olocchi o per l'aere augelli che non voglin vederli.

TIMARO. È pure stato il maestro che m'ha fatto indugiare questo poco: ché non voleva darmi quegli avanzi del drappo e stava a dire che non è usanza e che none sta bene a un vostro pari; e quasi bastemmiava. Son ladri: sempre voglion sopra i pregi di quel d'altrui.