CRISAULO. Ah! ca!

PILASTRINO. Gli è pure il vero. Non vedi che non ha pur le gengíe? Povera Orgilla, so che l'avrá buona come lo sa! ché questo è appunto un tôrgli la sua provenda de la mangiatoia. Or non manca se non ch'io mi rassetti per poter ben mandar per le mascelle i denti a scrocco e far d'altro che d'esca farina macinata a duo palmenti. Oh! Scherza e salta e pigliati sollazzo or, Pilastrin, ché di troppa dolcezza par che ti senta andar tutto in condime. Oh! Ve' che starò, un tratto, un giorno allegro! ché è giá quindici dí che sono stato come le donne quando han le lor cose, fortuna ladra!

CRISAULO. E che debbo dire io? ch'in duo sol giorni era giá fatto tale ch'ora mi pare uscir di sepultura e tornar vivo. E sarei morto, certo, se non me ne campava la speranza di tornare ove fosse e fare in modo ch'ambo siam prima d'esta salma scossi che lontani o divisi; in fin che 'l cielo, che ci ha congiunti, ne divida e sparta. Dica pur quanto vuol ciascun; ché, al fine, è pazzo quel che ne' propri interessi, per viver sol sotto costumi e usanze, se ne governa come piace altrui. Usciremo or d'affanno.

PILASTRINO. Tocca forte, ché non posson sentir.

CALONIDE. Va'. Guarda a l'uscio, Fronesia. E tu vatti governa, Lúcia, con i panni ordinari; ché Crisaulo oggi verrá come ancor venne ieri. Forse non piace a Dio. Qualcun de' suoi l'avrá tenuto.

FRONESIA. Apri, apri; è lui; è Crisaulo con molta gente. Oh che felice giorno! Lúcia, torna di qua.

CALONIDE. Di' 'l vero? È desso? Èvvi il mio Girifalco? Andiamgli incontra. Suonisi ogni strumento e facciam festa. Abbraccia il tuo Crisaulo. O Girifalco, non v'aspettava piú. Ringrazio Iddio ch'in sí poco ha condotto ad un bel fine sí onesta impresa.

GIRIFALCO. Ed io ringrazio prima il cielo e poi voi duo che a la mia vita dato avete soccorso; ché non era possibil che durasse piú dieci anni. Or son felice, al mondo.

CALONIDE. Entriamo in casa. Fronesia, or puoi chiamare il tuo Filocrate, ché è giunto il fin de' desidèri nostri. Saran tre nozze insieme in una festa. E, perché è tardi e passerebbe l'ora, è meglio cenar, prima. A le quattro ore potrá tornar ciascuno.

SCENA IX