Quindi il generale arringò con eloquenza antica l'intrepida divisione, e rivoltosi ai tre impietrati:—A voi, tuonò con gesto come di maledizione, non avanza che di prendere un fucile e di farvi ammazzare agli avamposti.

I loro nomi disonorò per sempre la Gazzetta Ufficiale dell'indomani.

—All'alba si passa il Volturno; voi starete a' miei ordini; coll'usato piglio imperatorio dissemi la sera il colonnello Paggi.

—Distaccati dal generale?

Ed egli con visibile compiacenza, sicuro di seccarmi:—Distaccati.

E mi toccò d'inghiottire la nuova pillola.

Durante la notte oscurissima, procedendo a tentoni, potetti malagevolmente disporre alla marcia, secondo le ingiunzioni ricevute, le brigate Milano e Eber, che serenavano fra le vigne di costa alla strada. Verso la fine dell'opera mia sopraggiunse il colonnello Paggi e m'invitò di condurlo sul luogo della colonna di Pietro Balzani. A dieci minuti di là, chiestemi le indicazioni necessarie, mi rimandò al brigadiere Eber. Nel separarmi da lui:—È meglio, l'ammonii, che camminiate sulla strada per togliervi dalle vie incassate.

—Conosco il terreno, rispose con arroganza; e proseguì a traverso i campi. Io raggiunsi Eber; e si attese fino all'aurora, coll'arma al piede, il transito della divisione Bixio.

Persuaso al sonno dalla stanchezza e dalle cadenti stelle, io dormivo sulla cavezza stando in arcione, e avrei dato un Perù per due metri di superficie terrestre, ove distendermi. A intervalli fissi, sul punto di addormentarmi e di precipitare di sella, mi riscotevo per riaddormentarmi e riscotermi da capo. Mi accadde in quella guerra d'essere arso dal sole, irrigidito dalla luna, afflitto dall'appetito, estenuato dalle marcie, ma imparai che il crudelissimo dei mali è il male del sonno. Finalmente, non ridestatomi in tempo, stramazzai, e la salutifera botta mi svegliò. Scossa la polvere e fregati gli occhi, rimettevo il piede nella staffa, allorchè capitò mia moglie che accompagnava una barella.

—Un ferito!