—I legionarî di Peard vivono di caccia. Uccisero già più di cento maiali.

—Intendete dire cignali!

—Punto: dico maiali rapiti ai contadini che se ne querelarono meco coi soliti ululati, chiedendo il rifacimento immediato dei danni.

—Vi hanno diritto.

A questo paragrafo del dialogo m'addormentai. Ma in guerra non c'è pace. Io dormivo da più d'un'ora come un morto, e la voce del generale, che mi chiamò tre o quattro fiate, non valse a riscotermi; vi sopperì il gomito della moglie. Ricoverando lentamente gli spiriti, sollevai la testa e pronunciai con parola velata:—Pronto, generale.

Ed egli:—Insellate il cavallo e cercate la brigata Milano di cui non si ha notizia. Sviluppatela sulla sinistra.

Invidiando i compagni dormenti e immiserito dal notturno guazzo, che mi raggelò addosso il sudore effuso dal sonno profondo, montai in sella con lo stridore dei denti, e per rincalorirmi spinsi il cavallo a briglia sciolta. Sentendomi rifluire il sangue nelle vene e racquistata la coscienza, rallentai la corsa e principiai a riflettere ove mai pescare la brigata smarrita, e pescatala, ove collocarla.—Quale sarà la sinistra? Un uffiziale di stato maggiore dovrebbe saperlo, ma io non lo so, nè altri certo dei miei compagni lo saprebbe. Con Garibaldi, che non chiede manco per isbaglio il parere altrui e tiene il proprio per sè, gli uffiziali di stato maggiore si riducono a semplici caporali d'ordinanza.

Esaurite codeste preliminari considerazioni, surrogando alla nozione l'ipotesi, e stabilendo nella strada militare fra Capua e Gaeta il punto obbiettivo delle nostre manovre della giornata, mi sembrò ragionevole che noi fossimo distesi parallelamente ad essa colle schiene al monte; e supponendo il quartier generale al centro, ne derivava che la sinistra si trovasse nella direzione del borgo dei Pignattari verso il Volturno.

Costrutto, come potetti, l'ordine di battaglia e fissato il posto per la brigata, rimisi la povera bestia al galoppo ora pei campi ora sulla strada, affidandomi più al suo istinto che al mio discernimento, così inumanamente fitte erano le tenebre. A lungo andare mi convinsi che invece di scoprire la brigata avrei dato del capo in una pattuglia borbonica, e me ne sarei ito sotto scorta agli ozî di Capua. In questi pensieri stimai propizie le tenebre, dapprima imprecate. Nel mio viaggio ad S maiuscola fra la strada e i campi, intesi il rumore a cadenza di soldati in cammino, ed aspettai a piè fermo con pistola montata. Giunta la colonna a tiro di parola, intimai l'alto, chi va là? M'avvicinai. Proprio la brigata Milano! La condussi al luogo designato e volai ad avvertirne Garibaldi. Per buona ventura la sinistra ideata era la sinistra reale, e pago mi ricorcai con un pezzo d'agnello arrosto, mancia del generale, perchè il sonno potè più che il digiuno.

All'alba, dopo ch'ebbi condotti all'avanguardia i carabinieri genovesi sulla via di Teano, in un punto ove la strada piega a manritta, mi soffermai con Nullo, ad una vecchia casa abbandonata, e divisi seco lui fraternamente l'agnello della sera che m'aveva lardellata la saccoccia. Ivi un drappello di lancieri piemontesi, i quali, fiancheggiando la fanteria, perlustravano la campagna, ci annunciò che il re si approssimava. Nullo, fresco del ritorno, l'aveva visitato nella notte, portatore d'un dispaccio di Garibaldi, e la Maestà Sua, scesa di letto, lo ricevette in pianelle, in berretta da notte, e in vesta da camera. Riferendomene alle sensazioni del mio amico, parrebbe che l'insensibile traspirazione della sacra reale persona non fosse precisamente identica all'ambrosia onde Omero involvea a guisa d'odoroso zodiaco i suoi numi guerrieri.