—Comunque, dovete restar qui finchè l'opera vostra sia compiuta. Un soldato più o meno non conta. Sarebbe un delitto lasciar perire l'Istituto.
—Non soffrirà per la mia assenza. Esso va coi suoi piedi. Basta mi nominiate un successore.
—Ciò che non farò punto.
—Generale, io non sono militare.
—Avendo assunto il comando dell'Istituto, siete nell'elenco dei capi di corpo, e avete il grado di colonnello.
—Ma, generale, non supporrete, spero, che io abbia preso sul serio questo grado. Vedete, sono ancora un borghese: quando indosserò la camicia rossa ciò sarà come un soldato.
—Dio! che Dio mi dia pazienza! egli sclamava fremendo nell'adempimento d'ingrati doveri che lo tenevano lontano dal campo ove anelava di trovarsi. Tutti, ripigliò, impazzarono. Ecco qua la centesima rinunzia ricevuta nelle sei ultime ore. Rimanete… al vostro… posto… Capite l'italiano?
—Bene, generale, accordatemi un permesso di tre giorni. Se il dittatore respingerà la mia preghiera, vi prometto che mi riavrete qui.
—Andate al dittatore o al d….
—Grazie, generale.