Per ischivare i petenti e i piagnoni del corridoio principale, me ne andai da una porta secondaria. Nel vestibolo del palazzo il sindaco, che mi corse a panni, toccatomi leggermente una spalla, disse a capo scoperto.

—Signor colonnello, la mia carrozza è costì a vostra disposizione.

Ed io seccamente:—Non sono colonnello.

—Perdonate, colonnello; il segretario mi commise di consegnarvi questo documento firmato dal dittatore, che comprova l'autorità conferitavi dell'alter ego.

—Sta bene.

—Ci vorrà un battaglione per isbarcare nell'isola autorevolmente. A quale caserma comandate, colonnello, che il cocchiere ci conduca?

—All'ospedale dei feriti di San Sebastiano.

Salii in carrozza, e veduto a caso sul portone un giovinotto lombardo, sergente che appartenne all'Istituto militare di Palermo:

—Siete in servizio? gli dimandai.

—Nossignore.