[XVII.] — Concilio di Laterano. — Richieste dei padri, e trattati di lega contro i Turchi. — Documento (3 maggio 1512). — Apparecchi per la spedizione. — Morte di papa Giulio (21 febbraio 1513). — Fine del Biassa.

LIBRO SECONDO.
CAPITANO BALDASSARRE DA BIASSA,
GENTILUOMO GENOVESE.
[1503-1513].

I.

[Novembre 1503.]

I. — Morto papa Alessandro Borgia, e in men d'un mese andatogli appresso Pio III dei Piccolomini, salì al supremo seggio nel primo giorno di novembre dell'anno medesimo il cardinal Giuliano della Rovere, nipote di Sisto IV, e vescovo Ostiense, che si fece chiamare Giulio II. Più volte nei libri precedenti ho parlato di lui: e senza ripetere a sazietà ciò che tutti sanno, mi terrò ora contento a considerare l'applicazione del marzial suo genio alle cose del mare.

Fin dal principio chiamò capitano dell'armata navale, ed intimo consigliere nelle marittime bisogne, Baldassarre da Biassa, prode uomo, di antica famiglia genovese, della quale ora non resta discendenza; ma soltanto nella riviera occidentale della Spezia, tra Marinasco e Pegazzano, il castello di originaria pertinenza chiamato Biassa; e nel blasone ligure presso a quel nome resta lo stemma segnato con un lione rampante in campo d'azzurro, sotto corona di marchese. Baldassarre, veterano della naval milizia, affine dei Fregosi, discendente di valorosi marini, e benemerito del cardinal Giuliano della Rovere per averlo trafugato da Ostia a Savona, quando pericolosi frullavano i risentimenti borgiani, fu da lui medesimo (divenuto papa) largamente riconosciuto e nominato capitano del mare[60]. Modesto titolo, che in quei tempi scusava i più sonanti dei moderni ammiragli, e portava pari grandezza e maggiore autorità. Il capitano del mare, comandante supremo, nominava e toglieva gli ufficiali, faceva giustizia, a niuno cedeva eccetto al sovrano, e intorno alla sua persona adunava cinquanta o sessanta gentiluomini o capitani veterani, che formavano la sua casa militare. Insieme con questi mettete Giovanni, figlio e successore di Baldassarre, come vedremo[61]; metteteci Antonio della stessa famiglia[62]; e poi Lorenzo degli Egidi, gentiluomo civitavecchiese[63]; e tre nobili anconitani, Gabrio Bonarelli, Galeazzo Fanelli, Melchiorre Acquieri[64]; e i due Mutini, Lorenzo e Girolamo[65]; e avrete in compendio, secondo il tempo, lo stato maggiore della marina.

Con questi campioni papa Giulio si andava preparando alle imprese già di lunga mano meditate, infino a tanto che duravano i fastidî continui dei segni e contrassegni per ricuperare le rôcche del Valentino; e più anche i fastidî delle guerre ancor vive tra Francesi e Spagnoli nel Regno. Col suo da Biassa, ora sulle galèe, ora sul bucintoro, navigava all'occasione pel Tevere e pel Tirreno ad Ostia e a Civitavecchia: mirava a Genova, attendeva il tempo opportuno, e faceva grande assegnamento sulla marina per venire a capo dei suoi divisamenti. Il Bembo, solenne conoscitore del Papa e delle sue tendenze, con un solo tratto di penna e da gran maestro scolpisce uno dei principali caratteri dell'animo di lui, non avvertito da altri: ciò è dire che l'unico diletto di Giulio, per riposo di stanchezza, era spaziare sur una barca pel mare[66]. Paride de Grassi, prefetto delle cirimonie, non ha omesso alcune volte di registrarne le navigazioni, specialmente quando si terminavano sul Tevere alla basilica di san Paolo, e gli andavano all'incontro i Cardinali[67].

II.

[1506.]