[12 agosto 1522.]

Ecco dinanzi le riviere della Francia, ed ecco attorno le rivalità della Spagna. I consiglieri di Carlo V, stretti a' fianchi dell'augusto viaggiatore, posero e vinsero il partito che niuno del convoglio, nè legno nè persona, dovesse accostarsi o discendere nelle terre del re Francesco: perciò volsero le prore ad alto mare, tirando a golfo lanciato dal capo Creus alle isole di Hyeres, allora disabitate pel continuo infestamento dei pirati musulmani[196]. Francesco aveva preveduto il tiro degli avversarî: e non volendo scapitar di riputazione, nè smentire il nome di gran cavaliere, che tutti gli davano, impegnò parola reale e diè fede pubblica di libero transito per terra e per mare a chiunque avesse voluto seguire il Pontefice; e molti della famiglia ne fecero la prova, passando anche per terra con carri e bagaglie senza molestia, anzi ricevendo in ogni parte da tutti e specialmente dai regî ministri cortesie e favori[197].

Intanto il convoglio traversava di lungo il golfo Lione, navigando tra cielo e mare due giorni e due notti. Secondo il costume militare, la mattina gli ufficiali riconoscevano la presenza e posizione di tutti i legni, issavano le bandiere, mutavan la guardia della diana, pigliavano l'amplitudine del sol nascente, la declinazione della bussola, la rotta corretta: appresso il servigio di lavanda e di nettezza. Sul mezzodì segnavano i rilievi del sole in altezza, e con essi la latitudine precisa e l'ora di bordo. La sera alla preghiera in comune[198]: e dato il nome di riconoscimento per la notte, i viaggiatori metteansi al riposo, ed i piloti vigilanti guidavano pel corso degli astri i navigli al loro destino. In ogni tempo l'altezza del sole e delle stelle, specialmente delle polari, hanno dato ai naviganti la latitudine: e sempre la culminazione della luna, le sue distanze dalle fisse, le effemeridi e gli orologi, han dato più o meno precisa la longitudine; e quindi il punto di bordo corretto, secondo la stima e secondo l'osservazione. Prima del sestante usavano la balestrina e l'astrolabio, prima dei cronometri le ampollette e la clessidra, e prima della bussola il pinace. Con questi argomenti dettero precetti Tolommeo ed Ipparco; senza cronometri e senza sestanti Colombo scoprì l'America; e calcolando sulle stelle Annone, Palinuro, Tifi, e tutti gli antichi navigarono in altura. A questo proposito non posso tacere di un fatto recentissimo, che conferma l'altro antichissimo da me già stampato intorno al Pinace, o bussola pelasga[199]. Un bravo capitano A. Grubissich del Lloyd austriaco, venendo dalle Indie nel 1872, ed essendoglisi impazzate tutte le bussole di bordo, costruì tale uno strumento che ne faceva le veci, tuttochè privo dell'ago calamitato: insomma navigò in altura col Pinace alla maniera dei Pelasghi. Tanto è vero che gli uomini, messi nella medesima necessità, ritornano sempre alle stesse cose! L'ingegnoso ripiego del Grubissich parve così importante alla commissione marittima di Trieste, che ne volle pubblicata la regola per governo dei capitani in caso simile; e il Direttore della Gazzetta ufficiale del regno per la stessa ragione la fece ripetere in Italia[200] Ma che? Forse forse dalle osservazioni astronomiche e dirette ogni giorno non riconosciamo noi le variazioni della bussola magnetica, e le anomalie ordinarie, e le perturbazioni eccezionali, e le irregolarità prodotte dai luoghi, dai tempi, dai metalli circostanti, e da tante altre influenze non altrimenti correggibili se non coll'ajuto degli astri? Dunque il Pinace aggiustato al sole ed alle stelle risponde sempre come bussola astronomica: e la bussola magnetica (certamente di gran comodità per tutti, massime pei rozzi timonieri) non è stata nè sarà mai di assoluta necessità pei grandi marini. Di' lo stesso d'ogni altro strumento novello, e intenderai meglio l'arte nautica degli antichi maestri[201].

XIII.

[13 agosto.]

XIII. — Ridottosi il convoglio all'isola di sant'Onorato, non avrebbero veduto faccia che di monaci e di pescatori, se non fosse comparso con una feluca il vescovo di Grasse a inchinare papa Adriano, portandogli in buon dato frutta, aranci e rinfreschi, graditi ai naviganti nella estiva stagione, come tutti sanno; e come pur ne scrisse l'Ortisio in lode del Vescovo a nome di tutti. Indi dalle deserte isole provenzali si accostarono finalmente alle ridenti riviere d'Italia, e presero terra in Villafranca. Quivi, perchè paese straniero, e fuori del temuto confine, era in punto uno ambasciatore del re Francesco, mandato a complire col Pontefice ed a mettersi nel suo seguito. Passarono oltre insieme, e fecero un po' di sosta innanzi a Monaco, essendo venuto riccamente e con grande onore di compagnia, Luciano Grimaldi, principe della terra, a pregare Adriano di voler discendere nel porto e riposare nella sua casa. Ma pel gran desiderio dei viaggiatori di esser presto in Roma, ne fu ringraziato; niuno volendosi più trattenere, che non fosse necessario per rinnovare le provvigioni e l'acquata.

E perchè meglio ognun veda quanto di questi minuti racconti nautici si può avvantaggiare la storia generale, narrerò il caso singolarissimo di Andrea Doria, di che indarno cerchereste altrove, sia nelle storie comuni, sia nelle particolari biografie di lui, antiche e moderne, dal Cappelloni al Guerrazzi. Certamente avrei desiderato, oltre alle scritture del Canonico spagnuolo, aver per le mani il giornale di navigazione del capitan Vettori e di qualche altro ufficiale del convoglio, e me ne sarei tenuto più ricco di notizie tecniche da farne copia anche ai miei lettori: ma perchè non mette conto il cercare quel che non si può avere, dirò di Andrea coll'Ortisio.

La notte del trenta di maggio di quest'anno Genova era stata presa e saccheggiata dalle milizie di Carlo V, e Andrea capitano di quel porto colle quattro galèe del suo comando aveva dovuto fuggirsi dalla patria, dove insieme cogli imperiali era entrata la fazione contraria degli Adorni. Ridottosi in Monaco, presso i Grimaldi aspettava gli eventi futuri, e viveva in esilio. Ciò non per tanto in quella occasione, vedendo tante feste per quei rivaggi, e concorrere a gara legni e persone intorno alla capitana del romano Pontefice, pensò cavare dal porto le sue quattro galèe, e venire in mezzo per salutare più degnamente cui tutti onoravano. Sciolse gli ormeggi, uscì fuori, schierò le galèe, spalò i remi, posesi in giolito, e prese a fare una bella salva d'artiglierie, e gala di bandiere, e tutti quegli altri rispetti che si usano in mare. Se non che gli Spagnuoli del corteggio, pieni di sospetto contro di lui, tanto notissimo avversario, quanto si era dimostro nel caso di Genova, presero le armi, caricarono a palla, e si apparecchiarono a combatterlo con sì grande circospezione e silenzio, che papa Adriano dalla sua camera nè pure se ne avvide. Ma lo notò bene l'Ortisio, che passeggiava in coverta dalla spalliera alle rembate; e meglio lo capì Andrea che squadrava da lungi, e ben intendeva i segni e gli umori. Perciò, salve, bandiere, voci, trombe: ma sempre alla larga. Poi sciascorre, aggiaccio alla banda, e via nel porto di Monaco[202]. Così mutano le condizioni degli uomini nel corso delle umane vicende, che quello stesso Andrea, il quale era tenuto lontano come pubblico nemico, tanto che nè pure all'ombra del pacifico stendardo papale non era lasciato, nè si ardiva egli medesimo, accostare per rendere onori e saluti, proprio desso aveva tra poco a essere capitan generale della marineria pontificia, e poscia comandante supremo ed arbitro di tutte le armate spagnole ed imperiali nel Mediterraneo; e doveva a un batter di ciglio far tremare quegli stessi che avevano caricato le artiglierie contro di lui. E ben egli sapeva apparecchiarsi all'avventuroso trionfo, superando le difficoltà oppostegli dagli uomini e dalla sorte: chè a dispetto degli avversarî volle cavarsi la voglia di essere a ogni modo innanzi al nuovo Papa, e di vederlo bene cogli occhi suoi. Staccavansi a ogni tratto da quella riviera feluche e navicelli pieni di signori e di popolani colle donne e co' fanciulli per ricevere dappresso la benedizione del Pontefice: tra tanta gente si cacciò mescolatamente anche Andrea in abito dimesso e spalleggiato dai suoi fidi; e così senza altrui sospetto, entrò ed uscì, vide e parlò, come aveva divisato[203].

Appresso, volendo Adriano liberarsi dai nojosi indugi delle visite di tanti sconosciuti, ordinò che il convoglio da quindi innanzi dovesse allargarsi da terra durante la giornata, e la notte soltanto accostarsi a qualche porto o ridosso per riposare quietamente, ed anche per assicurarsi dagli insulti dei pirati, che molti e arditissimi ronzavano intorno, tenendo il capitano Vettori, il Velasco, e gli altri in perpetui sospetti. Tutti i naviganti potevano in quei tempi vedere cogli occhi propri la desolazione delle riviere iberiche, francesi ed italiane per le pertinaci infestazioni dei ladroni: le spiaggie squallide, le isole disabitate, le capanne in cenere, i pescatori in fuga, e le fuste dei barbareschi a zonzo sul mare, sempre fuggenti innanzi ai legni militari, e sempre piombanti dovunque appariva facile la preda. Adriano istesso fremeva vedendosi costoro alla coda pei canali e attorno alle isole: ma non gli conveniva il dar la caccia, nè il crescere gli stenti e gli indugi del viaggio. Ciò non pertanto recossi ad onore il poter liberare dalle mani degli infedeli una grossa nave, già quasi da loro sottomessa; e senza troppo dilungarsi dal cammino, tener dietro a quei furfanti che fuggivano disperatamente dal suo cospetto[204]. Continue le guardie, le esplorazioni, e le cautele, in più luoghi ricordate dall'Ortisio[205]: «Ecco, egli dice, alcune vele alla vista. Bisogna aspettare che siano riconosciute dalle vedette. Ora mettono i pezzi in batteria, e i soldati pigliano l'armi. Avvisano fuste di Turchi. Dove molte isole, ivi cresce il pericolo dei pirati.» Però affrettiamci ancor noi al termine della navigazione, e mettiamo in compendio i giorni, i luoghi e i rilievi maggiori del viaggio.

Quattordici di agosto, vigilia della Assunzione, riposo alla cala di Santostefano presso a capo dell'Arma: Adriano di buon mattino celebra il sacrificio nella chiesa parrocchiale.