VII.
[25 febbrajo 1502.]
VII. — Io seguo il Mosca, che a' venticinque di buon mattino si rimette alla vela, e trasporta Alessandro, Cesare, e la corte all'Elba, distante circa dieci miglia da Piombino[31]. Dopo un'ora, traversato il canale co' venti di Levantescirocco a mezza nave, entra nel sicurissimo seno di Portoferrajo, donde i viaggiatori passano quel giorno e il seguente in feste e in visite, alle borgate e ai luoghi vicini, specialmente alle inesauste miniere del ferro. La sera del sabato ventisei tornano tutti a Piombino, e finalmente il martedì primo di marzo prendono congedo per tornarsene a Roma. Alessandro coi sei cardinali, i prelati e la famiglia sulla Capitana; Cesare per sua maggior comodità sulla Padrona, e gli altri si allogano sui diversi legni, tra la consueta gazzarra degli spari e dei suoni, pensandosi a gran diletto navigare.
[1-5 marzo 1502.]
Ma il mese di marzo, che tutti sappiamo stravagante più d'ogni altro nell'anno, entrava proprio di quel giorno a confondere le vane speranze: e lo Scirocco regnante nel Tirreno, che si era infino a lì tenuto maneggevole, cresceva furioso, e più che mai contrario al ritorno. Gran vento, grosso mare, dirotta pioggia; cielo scuro, orizzonte ristretto e vergato per ogni parte dai fili spessi ed obbliqui dell'acqua a vento. In somma tetra prospettiva, adombrata dal fosco colore che pigliano le vele sempre che siano bagnate. Archeggiavano e prueggiavano di piccole bordate: ma certi ormai di non avanzare nel viaggio, e risoluti di non voler tornare indietro a Piombino, gittavansi stentatamente nei ridossi deserti di quelle maremme: prima nel golfo della Follonica, poi alla cala del Forno, dove passavano tre giorni senza riposo e senza conforto. Intanto le provvigioni, che non erano fatte per sopperire a lungo, cominciavano a mancare; nè si poteva far cucina. Di che smagati i cortigiani, e conquisi dallo spavento, dal disagio e dal digiuno, cadevano ammalati; e qualcuno in compendio ne moriva. Tutti soffrivano, e più d'ogni altro il Mosca, non essendoci persona che da lui non volesse qualcosa d'impossibile; ed egli di notte e di giorno, all'acqua e al vento, in mezzo a tutti in faccenda. Finalmente senza dir verbo, faceva risolutamente salpare i ferri, e con tutto lo sforzo dei remi, e qualche scossa di vela nel momento opportuno, pigliava rifugio a Santostefano sulla bocca dello stagno d'Orbetello la sera del cinque; menandosi appresso la brigata tanto avvilita, che niuno si ardì toccare tromba o tamburo, nè dar voce, nè ammettere visita o invito dei terrazzani, per non lasciarsi vedere in quello stato.
Il dì seguente cedeva alquanto la furia del vento, ma non del mare: ed Alessandro, smanioso di levarsi al più presto da tanto travaglio, ordinava la partenza, e cresceva lo schianto. Imperciocchè doppiato l'Argentaro, e venuti all'altura di Corneto, non potevano accostarsi a terra: anzi per quanto incalzassero di remo, di vela, e di manovra, e vie più facessero di spingere i legni a riva; di tanto il mare fluttuante ricacciavali indietro[32]. Fenomeno non raro, nè ignoto ai marini e agli idraulici, diverso dal tormentoso sussulto dei colpi riverberati dalle risacche; e propriamente chiamato Deflusso: il quale si produce in certe condizioni di lido, quando il mare gonfio, sollevato sulle battigie, e incalzato continuamente dai flutti seguenti sotto un angolo di obliquità (come nel caso nostro dalla furia sinistra dello Scirocco), perduto l'equilibrio e l'oscillazione, ricade fuggendo dal lato di minor resistenza; e indi in poi piglia natura di corrente straordinaria, che mena i galleggianti nella sua direzione con violenza proporzionale alla massa e velocità del deflusso medesimo. Entrati adunque i nostri legni nella zona della detta corrente, dopo lunghi ed inutili sforzi delle misere ciurme, vedendosi sempre più andar lungi in deriva, presero il partito di rendere il bordo, e di poggiare per rifugio a Portercole. Nel qual tragitto corsero come perduti, imbarcando da poppa, e talvolta anche da prua, tanto mare, che non fu passeggiero alcuno che non si tenesse spacciato. Solo il Valentino, prima di virare, saltando sopra un grosso palischermo con quattordici robusti rematori, riuscì ad afferrare la spiaggia: e solo Alessandro tornandosi addietro mantenne l'aria intrepida, seduto in un seggiolone di scarlatto, e segnandosi in fronte ad ogni colpo di mare.
A bello studio ho scritto Deriva, parlando qui avanti dei nostri bastimenti, menati a ritroso dalla corrente del mare: e quando mi accaderà altrimenti alcun trasporto violento per causa di vento laterale, dirò Scarroccio. Vocaboli diversi di cose differenti: ambedue tecnici, nostrani, e necessarî; che non si vogliono nè confondere per sinonimi, nè rifiutare per forestieri, come taluno ha tentato. La Crusca registra al mascolino il Derivo, esprimente il Derivare intransitivo, cioè l'Andar giù come il rivo, il Discendere, il Deviare: però i marinari chiamano con proprietà di lingua Deriva, quella Anomalia di trasporto oltre o fuori del rombo assegnato che soffre nella navigazione un bastimento menato dalla corrente del mare. L'etimologia sprizza evidente dal Rivo, perchè le correnti marine vanno come i fiumi; e l'effetto si pare quel desso, in ambedue i casi, di spingere in giù, di ritardare in su, e di volgere da lato i galleggianti, o inerti o semoventi, secondo la risultante delle diverse forze e direzioni. Il fenomeno presso alle ripe è visibile pel rilievo dei punti fermi: ma in alto mare, il flutto, la scia, il bastimento, e tutto va dalla stessa parte; e non puoi addartene coi sensi, ma devi seguire l'invisibile carro di Nettuno con risultamenti proporzionali alla direzione e velocità della corrente e della rotta, sommate, sottratte o composte, secondo l'angolo. Qui approdano gli studî del Maury in America, del Cialdi in Italia, e di altri maestri a gara in ogni parte. Onde cresce a maggior importanza l'intendimento di questa voce, alla quale mi ha condotto la stessa corrente che respinse i reduci dal lido di Tarquinia, e ricacciolli a Portercole.
[11 marzo 1502.]
Vi giunsero la sera dello stesso giorno sei di marzo: e non vedendo segno vicino di miglior fortuna, volsero le spalle al mare. Tutti quelli che sentivansi in forza di cavalcare seguirono Alessandro per le medesime strade, donde erano venuti: gl'infermi in gran numero restarono negli alberghi lungo la via, e i viaggiatori senza le consuete accoglienze rientrarono in Roma agli undici del mese[33]. Navigazione certamente straordinaria, che dette da dire alla gente: e non pochi si fecero lecito di salire fino ai superni consigli, pensando e scrivendo che in quel modo si fosse voluta ricordare la caducità delle cose mondane a chiunque dimenticata l'avesse.