[213.] Documento cit. nella nota preced. p. 128.
[214.] Docum. cit., del principe di Piombino, p. 15.
[215.] Lo scudo di oro in oro valeva sedici giuli e quindi in scudi comuni di argento da giuli dieci il prezzo fu 54,400: cioè più che giusto, e quindi esclusivo d'ogni patto di congiura.
[216.] Docum. cit., del principe di Piombino, p. 97.
[217.] Seguono altre partite già calcolate pur nel documento romano: poi a p. 101 continua per la polvere, e a p. 102 pel miccio. Io sempre segno la sola valuta a fiorini di Firenze e Pisa, da sette lire antiche, e la lira da quindici soldi, come per tutto il contesto del documento, che rende il detto fiorino uguale allo scudo romano. Lascio il ragguaglio di Genova per non crescere difficoltà alla confusa materia delle monete de' tempi passati.
[218.] Cap. Angelo Angelucci, Documenti inediti per la Storia delle armi da fuoco italiane, in-8. Torino, 1868. (Continuazione a fascicoli non compiuta ancora in quest'anno 1875), p. 307, 308.
[219.] Bosio cit., 248, E: «Nell'anno 1547, e mese di giugno.... in Malta un gentiluomo del priore di Lombardia affrontò Francesco Ribadenira, cavaliero castigliano.... et appuntato avendogli al petto un archibusetto a ruota, se lo fece cadere morto ai piedi.» E p. 249, B: «Arma tanto insolita e proibita tra gli huomini d'onore, e forse per l'addietro non mai più nella religione usata contro Cristiani.»
V. sopra, p. 149.
[220.] Villegagnon, e gli altri cit. lib. prec. nota 130, p. 101.
[221.] Cesare Campana, Vita di Filippo II, e guerre de' suoi tempi, in-4. Vicenza, 1605. Parte 1ª, p. 94: «Piero Strozzi con Lorenzo suo fratello, Fabiano del Monte, Francesco de' Pazzi, ed altri nobili al numero di dugento, et ben montati, et forniti di quanto faceva di mestieri ad una riguardevole cavalleria, cogli archibugetti a ruota.»