— La guerra! Piombo.... ferro.... acciaio.... ma non sono queste cose molto pesanti?

— Naturalmente. Non si può mica farsi sul nemico con dei confetti. Ma voi che cosa siete?

— Io sono.... un.... molto leggero, sì, un uomo molto leggero.

— Che tipo strano!


Quante volte ho sentito questo nome: guerra. Pena, Rete, Lama, leggevano sempre di guerre, ed io mi figuravo che gli uomini andassero nudi alla guerra, facendosi leggeri; che i loro passi fossero agili, silenziosi, come quelli di un leopardo; lanci furtivi, volute serpentine per insinuarsi, per nascondersi, per sottrarsi; e li vedevo carpire ali ad uccelli da usare quali strumenti. Piombo.... acciaio.... ferro.... E non cadono essi schiacciati sotto il peso dei loro arnesi? Come possono velocemente inseguire il nemico, e inseguiti, come possono velocemente fuggire?

Io vedevo dei campi tutti bollati di sangue vermiglio, come se quegli uomini se ne fossero liberati per correre più leggeri a gridare la loro vittoria!

Ora vedo la guerra.... un'enorme minestra grigia, scodellata con stridulo crocrolo sciulo frastuono, e rimasta lì.... immangiabile.

— Gente! Gente!

— Signore! Signore!