— Non è un uomo, non è un uomo!

— Sì è un uomo, ma è vestito di pelle d'elefante.

— Guarda che belle scarpe!

— L'ha rubate, l'ha rubate in qualche posto!


Amore! Quante volte sentii salire fino a me questa parola: amore. Io ricordo Pena, Rete, Lama, quando pronunziavano questa parola: le voci si facevano incerte, tremule, come se la parola dovesse elevarsi, come il muoversi dei piccoli uccelli nel nido, ai primi pruriti vitali, quando ancora inconsci intuiscono le loro ali e i loro voli. Amore. E vedevo due creature dalla chioma d'oro coperte di vesti leggere, rosee, guardarsi con un sorriso candido, e in un'aureola di ali bianche salire salire nell'azzurro portate da una nube di rose....

Laggiù, nel fondo di quel pozzo oscuro.... egli è là che si rotola sulla terra....

Vedo ora una vecchia dalle carni verdi, grinzita, tutta avvolta in uno zendado nero, liso, divenuto turchiniccio col tempo, è inginocchiata, ha in mano un pentolo oblungo di terra rossa, guardinga, torva, si volge, spia, che nessuno la colga mentre versa dell'acqua gialla in una fenditura nera del terreno.


— Entrate, entrate signore!