Voi sapete che ognuno di noi nascendo porta in sè il cuore di un'altra persona, e una fanciulla ha il cuore di un giovane, e un giovane ha quello di una fanciulla. Noi cerchiamo, cerchiamo il nostro cuore per il mondo, come un mendico cerca il suo pezzo di pane; e girellando così col cuore del quale cerchiamo il possessore crediamo ad un certo momento di esserci incontrati con lui, tutte le apparenze ci ingannano, tutte le speranze ci tradiscono. Quando siamo a porre i nostri cuori bocca a bocca l'uno su l'altro, ci accorgiamo, troppo tardi, che quello che abbiamo trovato non è il nostro, e che non abbiamo esattamente quello del nostro compagno.

Io non trovai il mio cuore e custodisco ancora inutilmente quello di colui che non troverò più. Sono legata all'uomo che non aveva il mio, e al quale non potevo dare il suo che non avevo. Ho girato tanto in cerca di colui, dov'è? È egli morto forse? Dove me lo hanno celato? Dove è egli andato a porre il mio povero cuore, come posso io vivere senza di esso? Sono oramai desolata, e già mi vedo raminga di porta in porta col mio fardello d'amore. Troverò colui al quale appartiene per operare il baratto, tramite d'indissolubile amore? Dove cerca egli? Dove cerco io? Perchè non ci possiamo incontrare? Chi ha il mio cuore? Chi me l'ha rubato? Quando ti potrò avere tu che lo conservi?

— Povero infelice!

— Disgraziato!

— Io auguro a quell'innocente che non riesca mai a trovarti.

— Tu mia cara hai bisogno di chi abbia tutto il tempo da perdere per ascoltare le tue romanticherie.

— Non le date ascolto signor Perelà, ella ha per marito uno dei migliori uomini di questo mondo, sano e robusto.

— Bestemmiatrice! Dalla salute di mio marito io non ebbi che la più sconcia brutalità, alla quale desolatamente sottostetti.

— Anche questa è un'esagerazione.

— Se tuo marito fosse stato malaticcio, mia cara, avresti piagnucolato per averne uno sano.