Io leggeva leggeva leggeva, il vecchio nella sua poltrona sonnecchiava sonnecchiava sonnecchiava, il nipote mi guardava mi guardava mi guardava, Bobì, presso alla mia gonnella, si stringeva si stringeva si stringeva.

E non nacque che quello che doveva nascere, per quanto io fossi rimbecillita e assente, una corrente di simpatia, una corrente d'amore, una corrente di passione.

Ma come lasciare il sospettoso vecchio? Quando uno si allontanava egli trovava sempre la maniera che l'altro rimanesse lì, e quando Silvio non c'era io non potevo muovermi. Nemmeno quando partiva io potevo accompagnarlo, e dovevo sempre mangiare e dormire presso il mio insopportabile consorte. Egli sonnecchiava sempre e non dormiva mai. Dovei ricorrere ad una di quelle piccole astuzie che a noi donne di solito non fanno difetto. Approfittai appunto della sua fatale insonnia per parlarne col medico. Egli mi consigliò certe presine da somministrargli nel thè o nel caffè ogni sera prima di coricarlo, e stese la ricetta.

Di queste piccole prese, innocue, io ne somministrai assai abbondantemente al mio caro marito, tanto ch'egli incominciò a schiacciare, anche nel mezzo della giornata, i più deliziosi e beati sonnellini di questo mondo.

E con Silvio allora io passeggiava per il giardino, nel parco, nel bosco, e proprio laggiù nel verde intenso dove nessuno ci poteva vedere, ci intrattenevamo.

Su quel morbido e fresco tappeto naturale fra tutti quei rami abbracciati, io non vedeva più che i baratri di due occhi che attraevano i miei giù giù, per gli scoscendimenti più vertiginosi dell'oblìo, giù in fondo, in un fondo introvabile, infinito, e tutta la mia bocca era immersa, perduta in una nube soave di fili d'oro. Oh! Questo amore fresco, nuovo, dopo tutte le ore concesse al vecchio paralitico!

Io non so, ma un giorno, proprio quando tutto il mio spirito soccombeva, non so come potè la coda del mio occhio avere la forza di distinguere, Bobì, il piccolo Bobì, che non mi abbandonava un solo istante, era disteso a pochi centimetri dalla mia guancia e mi sbarrava in faccia i suoi occhioni neri, tondi, fermi, come due bottoni di .

Fu una doccia gelata nel momento più caldo della mia vita. Silvio si accorse, chiese, ma io non volli spiegargli.

Eppure Bobì era lì vicino, lui non comprese, non lo vide guardare, non ci pensò.... chi sa.... io non volli spiegargli il mio turbamento.

Mio marito resistè sull'orlo dell'abisso ancora tre anni, ma da quel giorno non lo tradii più nè con Silvio nè con altri.