Raramente essa poteva mostrarsi al popolo così malata com'era, ma quando nelle grandi solennità dello Stato vi era costretta e gli compariva boccheggiando e dolorosamente sopita, ognuno guardandola in espressione desolata e amorosa pareva supplicare: — Signore! Perchè, perchè non l'hai esaudita? Perchè l'hai voluta sì infelice?
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S'era poco a poco addensata una nube sul limpido cielo di quel Regno, una nube che pareva oscurare dalla fronte del Re quella dell'ultimo cittadino.
E quando il Sovrano assorto nel pensiero divenuto fisso, dava un enorme pugno sulla tavola, quello che si chiamava in Birònia il pugno di Ludovico, e venivano a quel modo prese le decisioni supreme dello Stato, e il giudizio inappellabile del Re era pronunziato, non si poteva più dire ch'esso fosse divinamente puro, che un riflesso di quella nube ne turbava la serenità.
Il conte Ercole Pagano Silf, gran Maresciallo di Birònia, era il regolatore di quel pugno, e faceva colla sua parola, collo sguardo, coi suoi mezzi tutti a che il braccio del Monarca si movesse il più possibile in tempo, ed era riuscito, l'eminente uomo di Stato, a farglielo tenere su alzato per tre quarti d'ora interi e a fargli dare il pugno proprio nel momento giusto.
Quando Ludovico XII, allora Principe ereditario di Birònia, sposò la principessa Sofia Clementina Spifz Mai de Burgo Manèro, nove mesi in punto da quel giorno benedetto vide la luce la bella principessa Eufrasia ora diciottenne. Esultò il popolo all'avvento, e non molto tardò a nuovamente esultare quel popolo sapendo che un nuovo dono regale attendeva dall'augusta coppia e fu la principessa Angelica, alla quale seguì a breve distanza, quello delle principesse Giovanna Francesca, e Maria Carolina. E siccome era tradizione dei Ludovichi avere numerosa e fiera prole seguirono dipoi gli avventi delle principesse Olimpia, Zelinda, Zaira, Colomba.
E fin qui nulla avrebbe turbato la pace del nostro Sovrano e del Regno tutto della Birònia se a tale punto, per la fatica dei parti troppo frequenti non ne fosse uscita turbata la salute della Regina Sofia Clementina, che venne assalita da una ancor lieve affezione di cuore per la quale i medici del regno e quelli chiamati dai regni limitrofi, si pronunziarono per un certo periodo di riposo dai doveri coniugali, e sopratutto a che Sua Maestà non avesse dovuto subire a breve scadenza le fatiche di una nuova gestazione e di un parto conseguente, per non dover gravemente risentirsene in salute.
Attese fiducioso il Re di Birònia, e non appena l'augusta consorte parve guarita andò a lei con tutto il suo poderoso slancio e la più ardente speranza sicuro che quella sarebbe stata la sua ultima fatica e insieme il coronamento di tutte le altre.
Non mentì il sangue Ludovico, la graziosa signora potè in breve fare annunziare a tutto il popolo suo che l'avvento troppo lungamente anelato era prossimo.
Tutto fu alla Corte preparato colla sicurezza nel cuore, e primo il Re, dopo quasi due anni di tregua, dopo la malattia della Regina, certo sarebbe giunto quello ch'era aspettato in Birònia come il messia, l'erede, colui che doveva essere Ludovico XIII.