— Ella muore per noi!

— Per salvare la sua patria diletta!

La Regina fu dovuta assistere durante la pericolosissima gestazione quotidianamente con farmachi, caffeina, morfina e cocaina e strofanto. Il Re rimase torvo, cupo, levando ora la testa al cielo in atto che voleva essere di preghiera ma che pareva di atroce minaccia e di bestemmia, ora l'abbassava alla terra quasi volesse schiacciarla tutta come un rettile sotto il tallone, ora fissando paurosamente gli occhi sbarrati sul povero Maresciallo che sembrava divenuto la causa di tutta la sventura.

Quando il conte Ercole Pagano Silf comparve tremante ad annunziare al Sovrano che Sua Maestà la Regina era stata assalita dal tremito del parto questi gli fu addosso e afferratolo per la nuca lo schiacciò a terra: «Odi, brutto pagliaccio che non sei altro, vai, annunzia al popolo l'erede del trono o sei morto».

Sette ore dopo, fra gli squilli altissimi delle trombe e delle campane, e sventolare di bandiere e di fazzoletti e cenci tutti della Birònia, il conte Ercole Pagano Silf, Gran Maresciallo, apparve al balcone della Reggia dove la porpora era distesa ed annunziò che Ludovico XIII era nato vivo e vitale!

Solo allorquando l'urlo della gioia più selvaggia, ch'era sprigionato così naturale dal seno di quella folla, fu potuto un pochino acquetare, con gesto lento, con voce spenta, dolorosamente il buon maresciallo annunziò che Sua Maestà la Regina Sofia Clementina era agonizzante.

***

Lontano dagli occhi di tutti cresceva il giovine principe. Si sapeva che mai non usciva dalle mani del suo istitutore, e mai non doveva uscirne, uomo straordinariamente dotto e rigidissimo appositamente fatto venire da Tatillon.

Pure anelava il popolo di potere anche fuggevolmente vederlo, il suo giovine Re, ma non gli veniva concesso che assai di rado nelle più eccezionali solennità dello Stato, quando vi compariva alla sinistra del Monarca. Oh! Come ne gongolava tutto in quei giorni, in quei brevissimi istanti che gli era concesso goderlo.

— Quali fattezze!