— Ma che cos'hanno nel sangue queste infelici? Sono come delle bestie in caldo!
Un compagno d'infanzia di Pietra e delle altre, ma che aveva sempre avuta una particolare tenerezza per lei, benchè avesse quattro anni di più, aveva or ora finito il suo corso di scienze sociali, e si preparava a partire per un'ambasciata. La vedova del colonnello annusava già la fine di questa infantile amicizia e si preparava a scattare furibonda sopra il giovine che aveva conosciuto dalla nascita.
Una sera, dopo un pranzo dato ad alcuni amici, e al quale era stato invitato anche il futuro diplomatico, la colonnella li sorprese, lui e Pietra, in sentimentale colloquio dietro una tenda, nel vano di una finestra. I colpevoli vennero in faccia a tutti smascherati e minacciati della frusta.
— Che cosa sono queste tresche? Che cos'è la mia casa, il bordello universale? Avete tutti congiurato contro di me? Furfanti! Mi lascerete sola come un cane! Queste creature io le ho dovute precipitare, assassinare tutte, le ho dovute mettere nelle mani dei primi venuti, dei loro carnefici; prima che avessero terminato il loro sviluppo naturale! Dovranno pentirsene! Io allora farò loro l'uscio sul muso! Credete ch'io voglia essere la rovina delle mie povere creature? Cosa pretendi tu colle tue ambasciate, di trascinarmi questa vitella al macello? Nel centro dell'Africa? Fuori della civiltà? Fuori della mia casa? Io sono furibonda! Non conosco più ragioni! Questa orribile schiatta di animali mi ha fatto dar di volta al cervello! Rimango sola come una bestia! Queste rinnegate, una volta via, non scrivono più, non sanno pensare che ai loro despoti; la mia Federica ha già partorito il secondo figlio! Ma che diventerà mai questa casa! L'arca di Noè in persona! Questi insensati si riproducono come i conigli, che sanno? Non sanno nulla, che sia la vita! Ai miei tempi era ben diverso, ora tutto diviene caro in una maniera indegna! Si può pensare a maritarsi con tanta leggerezza? Eppoi gente di questa specie? Che posizione è mai questa della tua ambasciata? E questa creaturina dovrebbe venirti dietro alle ambasciate? Mai! Volete farmi venire un colpo apoplettico, come al colonnello? S'egli fosse vissuto, voi non avreste fatto di vostra testa, le mie sgualdrinelle, avrei ben saputo farlo rispettare io, quel povero baggiano! La mia opinione non conta più di una vecchia ciabatta qua dentro, queste spudorate hanno fatto tutte di loro capriccio, si sono lasciate tirar nel precipizio a occhi chiusi, io mi troverò sul lastrico per loro! Che bailamme è divenuto mai questo, con tutti questi mariti? Così sono fatte le belle ragazzine dei nostri giorni, a dieci anni non arrossiscono più, agiscono come donne qualunque, fanno cose da fare arrossire i carabinieri! E i genitori le trovano nascoste dietro le tende! Questa non è la fiera, fuori, fuori di casa mia!
Una di esse è a Torino, seguita a partorire figli come una gatta, e non pensa più a sua madre. Una è a Belluno, capite? a Belluno! Che cos'è mai questo paese di Zulù? Si può pensare che una delle mie creature vive a Belluno? Ho io ragione di darmi la testa nel muro? L'altra è a Palermo, in quell'orribile isola dei cataclismi, di tutti gli accidenti della terra! Zeppa di briganti! Questa vuoi tu condurmela in capo al mondo? Dove dunque? Dove? Fra i selvaggi? Io vi ripudio tutte! Io non ho più famiglia, ho partorito stirpe di serpenti, e ne pago caro il fio! Prendetevi dunque, andate all'inferno, ch'io non vi veda mai più, ch'io non senta mai più parlare di voi, assassini che non siete altro!
E così le quattro sirene bionde avevano lasciata la casa ed erano partite felici cogli amati compagni, accompagnate da molti scappellotti e grida della colonnella, che ormai era abituata così a carezzare le persone che amava.
Avvenne però che questa donna così esuberante ed espansiva, che sentiva bisogno di agitarsi di continuo per vivere, e di mettere a soqquadro tutto il suo mondo senza interruzione, era rimasta sola con Valentina che aveva ora giusti sedici anni. Questa ultima figlia, nel suo magnifico sviluppo era divenuta la più bella di tutte, ma aveva un carattere tranquillo taciturno a differenza delle altre, sentiva certo quanto e più di loro, ma non era così vivace ed espansiva quanto loro, non amava il chiasso e si mostrava affettuosamente rassegnata a quello, molto, che la madre le faceva dattorno. E la colonnella sbuffava, incapace di attaccare con questa creatura e di prendere i suoi sfoghi naturali indispensabili come il pane per la sua esistenza.
— Il mio sangue è tutto partito! È sparso per il mondo! Questa ragazza non ha il mio sangue nelle vene, io sono un pesce fuor d'acqua con lei! Dove sono le mie povere creature? Non si può fare un discorso in regola, che cos'è questa sorniona? È un libro chiuso! È una disperazione! Le altre erano aperte, si leggeva loro in fondo al cuore a guardarle! Come ha potuto venir fuori quest'animale dalle mie viscere? Si direbbe ch'io fossi stata conciata nel sonno. Questa fanciulla non ha sensi, è un marmo! Chi si può già fidare di certi tipi? Sono i peggiori! La mia signorina, sembra che voi non ne vogliate, io non mi fiderei per questo di voi, e mi aspetto sempre che ne facciate una delle belle!
Tutti questi quotidiani borbottamenti non approdavano a nulla, il terreno era sfavorevole e il seme del fracasso vi rimaneva sterile, la bella creatura rispondeva con gentili e buoni sorrisi, con monosillabi rispettosi e niente più.
Un giorno la colonnella, vicina a sentirsi crepare per mancanza di sfogo, uscì colla faccia congestionata, borbottando, sbuffando, gestendo; ne ritornò di lì a poche ore con una bella cagnolina in braccio, una piccola graziosissima fox-terrier.