E fu introdotto in casa uno sceltissimo campione della razza che si chiamò Libeccio; e la burraschina di lì a sei mesi partorì due graziose creaturine.

Spesso spesso la Colonnella si metteva in viaggio, una volta per l'alta Italia dove erano due delle sue figliole, e si tratteneva qualche giorno da ognuna. Scappavano fuori dei marmocchi da tutte le parti! Maschi, femmine! — Che stirpe! — Gridava — Che sangue! Quella buon'anima del colonnello! — Un'altra volta per la bassa Italia dove ne aveva altre due, una a Palermo, l'altra a Napoli. I nipoti, erano bruni come zulù, o biondi, dalle carni di oliva o dalle carni di rosa, di tutti i colori!

Pietra era andata col suo attaché a Parigi, ma la Colonnella non aveva ancora saputo decidersi ad andare fin là. — Verranno essi da me, alla mia età non è più possibile acconciarsi in una città di donne sudice come quella.

Quando ritornava a Firenze non si poteva dire che ella fosse più sola. Un'altra famiglia l'attendeva, ed aveva sostituito quella che poco per volta si era dispersa. E come avrebbe potuto vivere senza un po' di fracasso d'intorno quel flagello di donna?

La Burraschina e Libeccio avevano avuto due figli: Grandine e Bufera, questi poi ne avevano avuti a loro volta tra loro fratelli.... e dalla Burraschina stessa, la qual cosa era stata così straordinaria per la vedova del colonnello che aveva ricoperta di vituperî la povera ed innocente Burraschina. E pian pianino di questo passo la famiglia a Firenze era giunta al numero di ventiquattro componenti. Ventiquattro esseri che sembravano di gomma elastica e che tutti saltavano con molta elasticità addosso alla loro amata signora. Dunque: Burrasca, Libeccio, Grandine, Bufera, Tramontano, Briscola, Scamuzza, Menelich, Lampo, Balilla, Culinsù, Schizzo, Folletto, Buzzetto, Belzebù, Trottola, Saetta, Musolino, Monachina, Pandemonio, Bizza, Frizzo, Vituperio, Terremoto.

— La mia famiglia se l'è portata via il vento, questa è la mia famiglia! Partorite delle figlie eppoi vedrete. Esse vi abbandoneranno come un cane rognoso; quando vi rivedono appena vi guardano, vi considerano quanto uno strofinaccio, e vi accarezzano se occorrono loro dei denari. Se direte loro una parola torta vi chiameranno carnefice, si daranno arie da vittime. Per queste invece siete Iddio, siete tutto! Potete batterle, credete che vi fuggiranno, nossignori, vi ameranno più che mai!

Due volte all'anno, per il Natale e la Pasqua, la colonnella riunisce per alcuni giorni, sotto il proprio tetto, al completo, le sue due famiglie. Verso la metà di dicembre e dopo la metà di quaresima incominciano a giungere le figlie, coi mariti figli balie bambinaie cameriere. I nipoti non si contano più, quasi come quelli dei cani!

— La mia Federica già quattro me ne ha scodellati di questi vituperî, vuol dare le paghe alla sua vecchia! Valentina è al suo primo ma non le mancherà il tempo.

Solo Pietra e il suo attaché non hanno ancora fruttificato.

— Che cos'è di voi due? Cosa sono queste arie da quaresima che vi date? Che fate mai in quella maledetta Parigi? È l'aria che vi ha reso sterili? Che cos'è mai quel pandemonio di città? Tutta rimescolata questa gente, le grida i salti le risa, un uragano, il finimondo! Credete che la vedova del colonnello si trovi imbarazzata in mezzo a tale cataclisma? Ella dispensa sculaccioni, scappellotti, strette di mano, colpi di spalla, riparando a tutto ed a tutti, presiedendo con un'energia spaventosa una riunione delle più movimentate. I generi le figlie i nipoti i cani le saltano addosso da ogni parte; e quando una delle famiglie, la regolare, è più o meno regolarmente seduta a mensa, l'altra, l'irregolare, circola irregolarissimamente sotto la tavola, fra le sedie, le gambe, salta sopra le ginocchia, si rimescola nel frastuono generale, e sulle onde di quell'oceano in burrasca di tanto in tanto si fa largo sopra tutti i rumori il varo di una di quelle belle risate sane e felici della colonnella.