dinanzi al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia.
Non dice una cosa nuova il Palazzeschi. Fu sempre dato dei giullari ai poeti d'ogni genere e d'ogni forma. Coloro che si danno da sè stessi del saltimbanco, figurarsi se sono presi alla lettera dagli uditori o lettori di buona volontà! Taluno mi disse che il giovane poeta fu bistrattato dalla critica benevolente. Non so.
Mi parve bene riprodurre questa sua autopresentazione oggi che egli viene fra noi. Noi sappiamo che non avviene mai che i saltimbanchi di professione si diano questo nome. Tutt'altro! I Dulcamara della piazza e dell'arte ostentano anzi titoli accademici e quando lo possono cavallereschi. E quand'anche fosse, Pierrot in arte non è sinonimo di pagliaccio ma di melanconico.
Ed è un melanconico sognatore il Palazzeschi, un dipintore di fantasime. E hanno un fascino le figure ch'egli evoca con versi piani, piani, ad arte puerili.
Tre piccole figlie stanno — apro a caso i Poemi — innanzi a Madama Matrigna. Vestono a mezzo lutto, tengono il volto abbassato, sono tutte confuse. In abito di crespo giallino, a pieghe e rigonfi, la matrigna guarda, un poco sorridente, le piccine. Esse sono venute a pregarla di parlar loro, e insistono supplichevoli che parli.
Ma non delle cose passate...
Ma non delle cose avvenire