RAPPORTO sulla vittoria del Futurismo a Trieste.
Il nostro treno corre verso Trieste, rossa polveriera d'Italia.
Oh! rabbia di sentirci, noi, poeti futuristi, portatori d'idee esplosive, demolitori della vecchia Italia, imprigionati in uno scompartimento come aquile in una gabbia.... Ma le anime nostre s'avventano nel buio, precedendo la locomotiva che si sforza di seguirci.
Non è lontano il giorno in cui per forza si dovranno constatare sui nostri cadaveri ammonticchiati la straziante sincerità del nostro programma e la tragica serietà della nostra violenza. Questo però non c'impedisce di essere allegri, pazzamente allegri, questa sera, non foss'altro che per schernire la lentezza del treno sgangherato che ci trasporta, scricchiolando per tutta la sua nera ossatura, battendo i denti sonori, trascinando le ferree pantofole e sdraiandosi in tutte le stazioni come un ubbriaco nella luce vinosa di tutte le bettole: Treviglio, Brescia, Verona....
— Bando alla musoneria e alla gravità!
— Noi andremo alla guerra danzando e cantando.
— Ecco Vicenza.... Questa nebbia puzza di vecchia beghina! osserva Aldo Palazzeschi.
— Attraversiamo infatti l'anima tabaccosa e ammuffita del senatore Fogazzaro.... Che schifo!