(Una pausa).
Sarebbe l'ultima letizia della nostra povera vita, saper congiunta, la fragilità bianca d'Isotta alla nera solidità di Tristano. Sarebbe il sole per questi giorni miei di ultimo freddo. Ma non diremo niente: il cuore non patisce timone nè cervello; troppi scogli minacciano nascosti. Possiamo pregare solo e a lui dire, se questo è un dono, ebbene prendilo.
(Re Languis fa per alzarsi, Isotta gli si avvicina).
ISOTTA.
Eccomi, padre, se cercate di me.
LANGUIS.
Sempre cerchiamo di te, e ti troviamo sempre, anche nel silenzio.
ISOTTA.
Io sono dove il cuore mi porta
senza che lo vogliano i pensieri.