Non saranno mai peggio di quelli di città, che han nome di giudici, e di gente onesta.

ELINER.

Che t'hanno rubato, passerotto?

CRISAURO.

Il mio. Quattr'anni fa avevo fatto un debituccio con un vecchio avaro. Oh, pochi ducati per mio padre ch'era povero e malato, e poi è morto. Non ho potuto pagare il debito, ma l'ho rinnovato, moltiplicato, ingigantito. Tre mesi fa, l'usuraio viene ed esige la somma che non avevo. S'infuria, mi minaccia. Alfine vuole ch'io gli firmi una carta, l'aveva pronta, per cui gli cedevo l'eredità d'uno zio, se mi fosse toccata. Muore lo zio, sono l'erede di settecento ducati, che la giustizia mi condanna a pagare a quel Gerusalisto per un debito di tre ducati. Ora andrò per l'elemosina, finchè non trovo lavoro.

ONINONI.

Ti chiami Crisauro, tu?

CRISAURO.

Sì, Crisauro.

ONINONI.