—Oh ecco come son trattata! disse con accoramento Geltrude; mi strapazzate perchè patisco; siete voi quello che mi strapazzate, voi... Che colpa ho io se sono una poveretta? Vorrei anch'io non curarmi di nulla, esser come voi... voi siete un uomo, voi mi date animo... ma no, no: voi avete troppo coraggio, troppa presenza di spirito... mi fate quasi... paura... penso... penso che se... mi odiaste... ah i morti non vi danno travaglio!

—Che pazzie! che pazzie! disse Egidio, con istizza sempre crescente.

—Ebbene, disse Geltrude in tuono supplichevole, compiacetemi, levatemi questa spina dal cuore, allontanate colei da questa abitazione; voi vedete ch'io non posso allontanarmi io.

—Via, rispose Egidio, fingendo di acconsentire alla domanda, vi compiacerò; è un impiccio, è un fastidio, è un pericolo, ma per voi lo farò.

—Oh davvero! disse Geltrude, non lo dite per acquetarmi, come avete fatto altre volte... vi ricordate? promettetelo da vero.

—Possa essere...!

—Non giurate, per amor del cielo, interruppe Geltrude, come spaventata; non fate imprecazioni, perchè noi siamo in uno stato che una picciola parola può bastare... potrebbe essere intesa ed esaudita in quel momento che la proferiamo.

—Via, ve lo prometto da uomo onorato, rispose Egidio, affettando tranquillità: ve lo prometto; e non se ne parli più. Ho bisogno anch'io che voi mi compiacciate in un affare d'importanza; e non mi si deve dire di no, non si deve opporre nemmeno un dubbio.

—Che posso fare? chiese con istanza e non senza inquietudine Geltrude.