Era essa, in quel momento, come abbiam detto, ritta vicino alla grata, con una mano appoggiata languidamente a quella, e le bianchissime dita intrecciate ne' vòti; e guardava fisso Lucia, che veniva avanti esitando. «Reverenda madre, e signora illustrissima,» disse il guardiano, a capo basso, e con la mano al petto: «questa è quella povera giovine, per la quale m'ha fatto sperare la sua valida protezione; e questa è la madre.»

Quando fu vicino alla porta del borgo..... il guardiano si fermò.... (pag. [126]).

Le due presentate facevano grand'inchini: la signora accennò loro con la mano, che bastava, e disse, voltandosi, al padre: «è una fortuna per me il poter fare un piacere a' nostri buoni amici i padri cappuccini. Ma,» continuò: «mi dica un po' più particolarmente il caso di questa giovine, per veder meglio cosa si possa fare per lei.»

Lucia diventò rossa, e abbassò la testa.

«Deve sapere, reverenda madre....» incominciava Agnese: ma il guardiano le troncò, con un'occhiata, le parole in bocca, e rispose: «questa giovine, signora illustrissima, mi vien raccomandata, come le ho detto, da un mio confratello. Essa ha dovuto partir di nascosto dal suo paese, per sottrarsi a de' gravi pericoli; e ha bisogno, per qualche tempo, d'un asilo nel quale possa vivere sconosciuta, e dove nessuno ardisca venire a disturbarla, quand'anche....»

«Quali pericoli?» interruppe la signora. «Di grazia, padre guardiano, non mi dica la cosa così in enimma. Lei sa che noi altre monache, ci piace di sentir le storie per minuto.»

«Sono pericoli,» rispose il guardiano, «che all'orecchie purissime della reverenda madre devon essere appena leggermente accennati....»

«Oh certamente,» disse in fretta la signora, arrossendo alquanto. Era verecondia? Chi avesse osservata una rapida espressione di dispetto che accompagnava quel rossore, avrebbe potuto dubitarne; e tanto più se l'avesse paragonato con quello che di tanto in tanto si spandeva sulle gote di Lucia.