«Oh! morta!» disse l'altro: «è uno di quegli svenimenti che vengono alle donne. Io so che, quando ho voluto mandare all'altro mondo qualcheduno, uomo o donna che fosse, c'è voluto altro.»
«Via!» disse il Nibbio: «attenti al vostro dovere, e non andate a cercar altro. Tirate fuori dalla cassetta i tromboni, e teneteli pronti; chè in questo bosco dove s'entra ora, c'è sempre de' birboni annidati. Non così in mano, diavolo! riponeteli dietro le spalle, lì stesi: non vedete che costei è un pulcin bagnato che basisce per nulla? Se vede armi, è capace di morir davvero. E quando sarà rinvenuta, badate bene di non farle paura; non la toccate, se non vi fo segno; a tenerla basto io. E zitti: lasciate parlare a me.»
....Lucia girò la testa indietro atterrita; e cacciò un urlo... (pag. [297]).
Intanto la carrozza, andando sempre di corsa, s'era inoltrata nel bosco.
Dopo qualche tempo, la povera Lucia cominciò a risentirsi, come da un sonno profondo e affannoso, e aprì gli occhi. Penò alquanto a distinguere gli spaventosi oggetti che la circondavano, a raccogliere i suoi pensieri: alfine comprese di nuovo la sua terribile situazione. Il primo uso che fece delle poche forze ritornatele, fu di buttarsi ancora verso lo sportello, per slanciarsi fuori; ma fu ritenuta, e non potè che vedere un momento la solitudine selvaggia del luogo per cui passava. Cacciò di nuovo un urlo; ma il Nibbio, alzando la manaccia col fazzoletto, «via,» le disse, più dolcemente che potè; «state zitta, che sarà meglio per voi: non vogliamo farvi male; ma se non istate zitta, vi faremo star noi.»
«Lasciatemi andare! Chi siete voi? Dove mi conducete? Perchè m'avete presa? Lasciatemi andare, lasciatemi andare!»
«Vi dico che non abbiate paura: non siete una bambina, e dovete capire che noi non vogliamo farvi male. Non vedete che avremmo potuto ammazzarvi cento volte, se avessimo cattive intenzioni? Dunque state quieta.»
«No, no, lasciatemi andare per la mia strada: io non vi conosco.»