Il cardinal Federigo, intanto che aspettava l'ora d'andar in chiesa a celebrar gli ufizi divini, stava studiando, com'era solito di fare in tutti i ritagli di tempo; quando entrò il cappellano crocifero, con un viso alterato.

«Una strana visita, strana davvero, monsignore illustrissimo!»

«Chi è?» domandò il cardinale.

«Niente meno che il signor....» riprese il cappellano; e spiccando le sillabe con una gran significazione, proferì quel nome che noi non possiamo scrivere ai nostri lettori. Poi soggiunse: «è qui fuori in persona; e chiede nient'altro che d'esser introdotto da vossignoria illustrissima.»

«Lui!» disse il cardinale, con un viso animato, chiudendo il libro, e alzandosi da sedere: «venga! venga subito!»

«Ma....» replicò il cappellano, senza moversi: «vossignoria illustrissima deve sapere chi è costui: quel bandito, quel famoso....»

«E non è una fortuna per un vescovo, che a un tal uomo sia nata la volontà di venirlo a trovare?»

«Ma....» insistette il cappellano: «noi non possiamo mai parlare di certe cose, perchè monsignore dice che le son ciance: però, quando viene il caso, mi pare che sia un dovere.... Lo zelo fa de' nemici, monsignore; e noi sappiamo positivamente che più d'un ribaldo ha osato vantarsi che, un giorno o l'altro....»

«E che hanno fatto?» interruppe il cardinale.

«Dico che costui è un appaltatore di delitti, un disperato, che tiene corrispondenza co' disperati più furiosi, e che può esser mandato....»