Tutto questo movimento, quel punto d'aspetto, il primo apparire di persone nuove, cagionarono un soprassalto d'agitazione a Lucia, alla quale, se lo stato presente era intollerabile, ogni cambiamento però era motivo di sospetto e di nuovo spavento. Guardò, vide un prete, una donna; si rincorò alquanto: guarda più attenta: è lui, o non è lui? Riconosce don Abbondio, e rimane con gli occhi fissi, come incantata. La donna, andatale vicino, si chinò sopra di lei, e, guardandola pietosamente, prendendole le mani, come per accarezzarla e alzarla a un tempo, le disse: «oh poverina! venite, venite con noi.»

«Chi siete?» le domandò Lucia; ma, senza aspettar la risposta, si voltò ancora a don Abbondio, che s'era trattenuto discosto due passi, con un viso, anche lui, tutto compassionevole; lo fissò di nuovo, e esclamò: «lei! è lei? il signor curato? Dove siamo?... Oh povera me! son fuori di sentimento!»

«No, no,» rispose don Abbondio: «son io davvero: fatevi coraggio. Vedete? siam qui per condurvi via. Son proprio il vostro curato, venuto qui apposta, a cavallo....»

Lucia, come riacquistate in un tratto tutte le sue forze, si rizzò precipitosamente; poi fissò ancora lo sguardo su que' due visi, e disse: «è dunque la Madonna che vi ha mandati.»

«Io credo di sì,» disse la buona donna.

«Ma possiamo andar via, possiamo andar via davvero?» riprese Lucia, abbassando la voce, e con uno sguardo timido e sospettoso. «E tutta quella gente...?» continuò, con le labbra contratte e tremanti di spavento e d'orrore: «e quel signore...! quell'uomo...! Già, me l'aveva promesso....»

«È qui anche lui in persona, venuto apposta con noi,» disse don Abbondio: «è qui fuori che aspetta. Andiamo presto; non lo facciamo aspettare, un par suo.»

Allora, quello di cui si parlava, spinse l'uscio, e si fece vedere; Lucia, che poco prima lo desiderava, anzi, non avendo speranza in altra cosa del mondo, non desiderava che lui, ora, dopo aver veduti visi, e sentite voci amiche, non potè reprimere un subitaneo ribrezzo; si riscosse, ritenne il respiro, si strinse alla buona donna, e le nascose il viso in seno. L'innominato, alla vista di quell'aspetto sul quale già la sera avanti non aveva potuto tener fermo lo sguardo, di quell'aspetto reso ora più squallido, sbattuto, affannato dal patire prolungato e dal digiuno, era rimasto lì fermo, quasi sull'uscio; nel veder poi quell'atto di terrore, abbassò gli occhi, stette ancora un momento immobile e muto; indi rispondendo a ciò che la poverina non aveva detto, «è vero,» esclamò: «perdonatemi!»

«Viene a liberarvi; non è più quello; è diventato buono: sentite che vi chiede perdono?» diceva la buona donna all'orecchio di Lucia.

«Si può dir di più? Via, su quella testa; non fate la bambina; che possiamo andar presto,» le diceva don Abbondio. Lucia alzò la testa, guardò l'innominato, e, vedendo bassa quella fronte, atterrato e confuso quello sguardo, presa da un misto sentimento di conforto, di riconoscenza e di pietà, disse: «oh, il mio signore! Dio le renda merito della sua misericordia!»