Ma vedendo che, in vece d'animarsi, Lucia s'andava accorando, e non dimostrava che una tenerezza senz'allegria, lasciò il discorso a mezzo, e disse: «ma cos'hai? non ti pare?»
«Povera mamma!» esclamò Lucia, gettandole un braccio al collo, e nascondendo il viso nel seno di lei.
«Cosa c'è?» domandò di nuovo ansiosamente la madre.
«Avrei dovuto dirvelo prima,» rispose Lucia, alzando il viso, e asciugandosi le lacrime; «ma non ho mai avuto cuore: compatitemi.»
«Ma dì su, dunque.»
«Io non posso più esser moglie di quel poverino!»
«Come? come?»
Lucia, col capo basso, col petto ansante, lacrimando senza piangere, come chi racconta una cosa che, quand'anche dispiacesse, non si può cambiare, rivelò il voto; e insieme, giungendo le mani, chiese di nuovo perdono alla madre, di non aver parlato fin allora; la pregò di non ridir la cosa ad anima vivente, e d'aiutarla ad adempire ciò che aveva promesso.
Agnese era rimasta stupefatta e costernata. Voleva sdegnarsi del silenzio tenuto con lei; ma i gravi pensieri del caso soffogavano quel dispiacere suo proprio; voleva dirle: cos'hai fatto? ma le pareva che sarebbe un prendersela col cielo: tanto più che Lucia tornava a dipinger co' più vivi colori quella notte, la desolazione così nera, e la liberazione così impreveduta, tra le quali la promessa era stata fatta, così espressa, così solenne. E intanto, ad Agnese veniva anche in mente questo e quell'esempio, che aveva sentito raccontar più volte, che lei stessa aveva raccontato alla figlia, di gastighi strani e tenibili, venuti per la violazione di qualche voto. Dopo esser rimasta un poco come incantata, disse: «e ora cosa farai?»