Se mai più che d’Euterpe il furor santo,

E d’Erato il sospiro, o dolce madre,

L’amaro ghigno di Talia mi piacque,

Non è consiglio di maligno petto.

Nè del mio secol sozzo io già vorrei

Rimescolar la fetida belletta,

Se un raggio in terra di virtù vedessi,

Cui sacrar la mia rima. A te sovente

Così diss’io: ma poi che sospirando,

Come si fa di cosa amata e tolta,