Sul cui labbro sospetta ogni parola

Esser dovea, chè il suo dolor la forma

Non l’util nostro; egli è colui che ha vinti

Col suo dir violento anche i più saggi;

Egli è che a poco men che a tutti infuse

Quella febbre di guerra, ond’egli è invaso

Al par di lui che un dì la mosse in cielo.

Marino, che non voleva «a invitar molte parole», manifestava subito il suo maltalento contro il Condottiero, rincarando (p. 267):

Quanto ad orgoglio, non gli cede al certo!

Ma a tal siam noi, che deggia e l’oro e il sangue