Or di tutto ciò nella tragedia non son rimasti che due fugacissimi cenni, dei quali non è presumibile che un lettore, nonchè una platea, faccia caso. Tra altre cose, il Conte, fin dal suo primo apparire, narra al Senato (I, 2ª; p. 183):

Io fui fedele al Duca

Fin che fui seco, e nol lasciai che quando

Ei mi v’astrinse. Ei mi balzò dal grado

Col mio sangue acquistato: invan tentai

Al mio signor lagnarmi. I miei nemici

Fatto avean siepe intorno al trono: allora

M’accorsi alfin che la mia vita anch’essa

Stava in periglio: a ciò non gli diei tempo....

E più tardi, il Conte stesso, rimasto solo, rimugina (II, 5ª; p. 206):