Poco innanzi calcate: indi alla destra
Piegai verso aquilone....
Il marchese Cesare d’Azeglio lo avvertì dello svarione, ed egli corresse: «alla manca piegai». L’equivoco, dichiarò nella famosa lettera del 22 settembre 1823, «è nato dall’aver io... dimenticato affatto che in quel momento io rappresentava il viaggiatore tornato indietro dalle Chiuse verso l’Italia. Non badai a quella sua situazione accidentale, e lo immaginai rivolto con la persona verso il campo di Carlomagno, dove, per dir così, guardavano i suoi disegni».
Qualche verso aggiunse, per giovare alla chiarezza o all’armonia (cfr. p. 52, 103, 251); qualche altro cancellò, che reputò forse ozioso (cfr. p. 65); ne modificò felicemente altri (cfr. p. 96, 111). Notevole, per chi ricordi quale largo uso della parola orma, rimastagli forse nelle orecchie dalle letture del Parini e del Monti, il Manzoni abbia fatto, la correzione della strana frase cadutagli dalla penna (91): «se un’orma, se un respiro intendi», che richiama il melodrammatico «sento l’orma dei passi spietati». Sostituì garbatamente: «se un passo, se un respiro ascolti».
A ciascun componimento, o gruppo di componimenti, ho premesso una noticina bibliografica; la quale, davanti alla Lettre à m. C***, ha assunte le proporzioni d’una vera e propria prefazione. Ed ivi, come nel discorso che precede, mi son largamente giovato delle interessantissime lettere scritte dal Manzoni al Fauriel, e pubblicate dal De Gubernatis. Non so se le mende innumerevoli del testo francese siano da attribuire a chi ebbe a ricopiarle o alla tipografia fiorentina; ma a buon conto mi son creduto lecito, e vorrei quasi dire in dovere, di ripubblicarne i brani, che mi veniva fatto di riferire, secondo la corretta ortografia della mirabile Lettera (mirabile anche per la squisita forma francese) Sull’unità di tempo e di luogo nella tragedia.
Torriggia, 24 settembre 1906
Michele Scherillo.
[137] Nella lettera al Fauriel del 12 settembre 1822, il Manzoni ancora discorreva di modificazioni apportate all’Adelchi, in corso di stampa. «J’ai fait une addition», scriveva, «de quelques vers à la dernière scène de l’acte 2ᵉ, sur l’avis de Visconti, qui a observé que ce qui a dû se passer dans l’intervallo du 2ᵉ au 3ᵉ acte n’est pas assez clairement, ou au moins pas assez tôt, expliqué, au commencement de celui-ci. Il a prétendu, je crois avec raison, qu’en annonçant d’avance cet effet d’une marche qui a l’air d’une retraite, on préparerait mieux le lecteur à le comprendre sans fatigue dès l’ouverture, du 3ᵐᵉ acte». E mandò il brano da «Intento, Dalle vedette sue....» fino a «Risvegliator non aspettato» (p. 52). Soggiungeva: «Enfin, dans la scène 7ᵉ du 3ᵉ acte, cette description du petit combat d’Anfrido m’a paru par trop embrouillée, et j’ai tâché de la rendre un peu plus claire en changeant depuis Confusi vers 3ᵐᵉ jusqu’à Arrenditi, ainsi que vous trouverez ci-contre». E trascrisse l’altro brano (p. 66), da «Gran parte Gettan d’arme....» fino ad «Arrenditi, Gli gridiamo....».
[138] Quegli abbozzi, quali il Bonghi li pubblicò, formicolano, è vero, di errori e di sviste d’ogni genere; ma non sarebbe stato arduo coreggerli o scansarli. Comunque, la colpa del Bonghi sta principalmente nell’essersi egli troppo fidato nelle copie e nelle collazioni, eseguite da chi non aveva nè l’occhio nè la mano nè la preparazione per lavori di tal genere. Come spiegare altrimenti (basta un esempio per tutti!) ch’ei stampi, nel primo getto della Pentecoste, «Oh scendi, autor di Vergini.....», senza accorgersi che ivi debba dire «altor di Vergini»? (Cfr. pag. 482).
[139] Do anche le varianti della Prefazione e delle Notizie storiche che illustrano Il Conte di Carmagnola; non così quelle delle Notizie storiche premesse all’Adelchi, perchè da principio m’era parso che non ne francasse la spesa.