AL LETTORE [147]

L’autore non avrebbe certamente pensato da sè a raccogliere in un volume questi scritti, già quasi tutti da lui pubblicati separatamente, in diversi tempi. Chè, mentre le prime edizioni giacevano in gran parte, e alcune da qualche anno, sparse e dimenticate presso i librai, o ammontate in casa sua, gli sarebbe parso un pensiero troppo strano quello d’offrire al pubblico tutt’in una volta, tanti lavori che, a uno a uno, il pubblico non aveva voluti. Ma vedendo che ai contraffattori, gente, per dir la verità, più abile e più fortunata, la cosa era riuscita, ha creduto che non sarebbe temerità il tentar se potesse riuscire anche a un’edizione riconosciuta da lui. Non avrebbe però avuto, come loro, il coraggio di riprodurre questi lavori tal e quali gli erano sfuggiti dalle mani la prima volta; e ha quindi dovuto ritoccarli, non già con la pretensione stravagante di metterli in una buona forma; ma per levarne almeno quelle deformità che, rivedendoli dopo tanto tempo, gli davan più nell’occhio, e alle quali, insieme, gli pareva di poter con facilità e con certezza sostituir qualcosa di meno male. Vuol dire che non s’è potuto ritoccar quasi altro che le prose; giacchè i versi, se è più facile farli male, è anche più difficile raccomodarli. Ha poi ridotti i lavori suddetti a quelli che avrebbe voluti ristampare, come meno indegni di morire a poco a poco, se il pensiero di ristamparli fosse potuto nascere a lui. Dimanierachè questa raccolta, col romanzo intitolato I Promessi Sposi, dell’edizione riveduta da lui, e con l’opuscolo aggiuntovi (Storia della Colonna Infame), comprende tutti gli scritti che riconosce per suoi, e nella forma che li riconosce. Finalmente ha creduto di poter profittare di questa occasione per arrischiare qualche scritto inedito, che, uscendo solo, avrebbe, di certo, avuta la sorte degli altri, cioè di morir nascendo; e, questa volta, senza la probabilità d’esser resuscitato da’ contraffattori; perchè l’autore, dovesse anche passar per ingrato e per malavveduto, intende di valersi oramai dell’aiuto delle leggi e delle convenzioni, per preservarsi dal loro.

Milano, maggio 1845.

[147] Prefazione al volume: «Opere varie | di | Alessandro Manzoni. || Edizione riveduta dall’autore. || Milano | Dalla tipografia di Giuseppe Redaelli. | 1845.».


ADELCHI
TRAGEDIA.

NOTA.—La prima edizione è del 1822, Milano, per Vincenzo Ferrario. Ristampata varie volte da altri, in Italia e all’estero (è quasi doveroso segnalare l’accuratissima edizione: Opere poetiche | di | Alessandro Manzoni | con | prefazione | di | Goethe. || Jena | per Federico Frommann | 1827.), il Manzoni la ristampò per suo conto, con qualche ritocco, nel 1845, nel volume delle Opere varie; e da ultimo, nel 1870. Seguiamo queste due ristampe autentiche, segnando a pie’ di pagina le varianti della prima edizione. I ritocchi, anche minimi, d’un così diligente e minuzioso stilista, non ci paiono privi d’interesse. Tuttavia, questa è la prima volta, crediamo, ch’essi siano tutti rilevati e inventariati. Ricordiamo però che delle incoerenze fra la posteriore teoria sulla lingua professata e propugnata dal Manzoni, e la lingua da lui adoperata nei componimenti poetici, ebbe già a discorrere, succintamente ma con l’usato acume e la singolare dottrina, il D’Ovidio (Le correzioni ai Promessi Sposi e la questione della lingua; 4ª ediz.; Napoli, Pierro, 1895; pag. 208-10)