Lunge non è; l’arme, io la tengo; e Carlo,

Ei me la die’: la vedova infelice

Del fratel suo, di cui con arti inique

Ei successor si feo, quella Gerberga

Che a noi chiese un asilo, e i figli all’ombra

Del nostro soglio ricovrò. Quei figli

Noi condurremo al Tebro, e per corteggio

Un esercito avranno: al Pastor sommo

Comanderem che le innocenti teste

Unga, e sovr’esse proferisca i preghi